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Se devi fare le analisi del sangue, la domanda è quasi sempre la stessa: la cena della sera prima o il caffè del mattino possono rovinare il risultato del colesterolo? Per il controllo ordinario dei grassi nel sangue la risposta è rassicurante. Le linee guida più recenti sulla gestione delle dislipidemie considerano valido anche un prelievo non a digiuno per la valutazione iniziale dei lipidi e del rischio cardiovascolare.
Le ore contano quando il digiuno ti viene prescritto. In quel caso la durata abituale è di 8–12 ore, e il numero preciso lo indicano il medico o il laboratorio. A decidere se digiunare è soprattutto che cosa c’è sulla richiesta, insieme a quello che è emerso da eventuali esami precedenti.

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Perché un pasto normale sposta poco i valori
Il cosiddetto esame del colesterolo, in realtà, misura più cose. Il profilo lipidico comprende il colesterolo totale, l’LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”), l’HDL (quello “buono”) e i trigliceridi, un altro tipo di grasso presente nel sangue. Dopo un pasto queste quattro voci si comportano in modo diverso.
Grandi studi osservazionali hanno seguito i valori nelle 1-6 ore successive a pasti abituali. Le variazioni medie massime sono state di circa 26 mg/dL in più per i trigliceridi e di circa 8 mg/dL in meno per colesterolo totale e LDL. L’HDL è rimasto praticamente stabile.
Il valore che risente di più del cibo, quindi, è quello dei trigliceridi. Il colesterolo vero e proprio si muove poco, e per giunta verso il basso. Questi numeri però sono medie di popolazione, misurate dopo pasti normali. Non descrivono un pasto eccezionalmente ricco di grassi e non dicono di quanto cambierà il tuo valore: alcune persone reagiscono in modo più marcato.
Per lo stesso motivo non ha senso correggere il referto da soli, per esempio sottraendo 26 ai trigliceridi. Una media calcolata su migliaia di persone non si può applicare al tuo singolo prelievo.
Quando il digiuno torna a servire
Il primo caso riguarda gli altri esami che fai nello stesso prelievo. Il profilo lipidico tollera una colazione, ma la glicemia a digiuno, come dice il nome, la richiede. Se sulla richiesta compaiono esami di questo tipo, la preparazione va rispettata anche se per il solo colesterolo non servirebbe.
Il secondo caso nasce proprio dai trigliceridi. Le stesse linee guida che ammettono il prelievo non a digiuno raccomandano di ripeterlo a digiuno se un profilo non a digiuno mostra trigliceridi pari o superiori a 400 mg/dL. Con valori così alti serve un campione a digiuno per stimare con più precisione l’LDL. Quella precisione dipende anche dal metodo di calcolo usato dal laboratorio.
La stessa raccomandazione vale se il medico sospetta un disturbo del metabolismo dei trigliceridi. Vale anche se in famiglia ci sono dislipidemie o malattie cardiovascolari aterosclerotiche, cioè legate alle placche nelle arterie, comparse precocemente.
Un valore di 400 indica che serve un secondo prelievo a digiuno per leggere meglio il quadro. È un approfondimento e va programmato con il medico, senza trattarlo come un’emergenza.
Se il digiuno ti è stato prescritto
Durante le ore di digiuno puoi bere acqua semplice. Caffè, succhi e altre bevande restano fuori dalla preparazione standard, quindi anche la tazzina del mattino va spostata a dopo il prelievo.
Ci sono due indicazioni di sicurezza da tenere presenti.
La prima riguarda i farmaci: evita di sospenderli di tua iniziativa per prepararti all’esame. La loro gestione richiede istruzioni individuali, da chiedere al medico o al laboratorio prima del giorno del prelievo.
Questo vale in particolare per chi ha il diabete. Per chi ha il diabete il digiuno comporta il rischio di ipoglicemia, cioè di zuccheri troppo bassi nel sangue. È uno dei motivi per cui in questi casi il prelievo senza digiuno può risultare particolarmente utile. Insulina e altri farmaci vanno comunque gestiti solo secondo le indicazioni ricevute.
La seconda indicazione riguarda il digiuno interrotto. Se durante un digiuno prescritto hai mangiato o bevuto qualcosa, dillo al personale prima del prelievo. Gli esami non vanno annullati automaticamente: sarà il personale a valutare come procedere, esame per esame. Anche se la preparazione ti sembra poco chiara, la cosa giusta è chiedere prima, al medico o al laboratorio.
Quello che conta davvero è il referto leggibile
Le ore di digiuno, quindi, si contano davvero solo quando qualcuno te le ha prescritte. In quel caso le regole sono 8-12 ore e sola acqua. Se devi controllare soltanto il profilo lipidico, una colazione normale cambia il colesterolo molto meno di quanto si teme. A muoversi davvero sono soprattutto i trigliceridi.
Il digiuno, o la sua assenza, serve a ottenere un risultato che il medico possa interpretare: un valore più basso non è lo scopo della preparazione. Per questo l’indicazione che vale per te è quella scritta sulla tua richiesta di esami, insieme a quanto ti dirà il medico se i trigliceridi richiederanno un secondo controllo.
Fonti
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