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Se hai superato i 60 anni e qualcuno ti dice che quasi certamente hai acari nelle palpebre, la reazione istintiva è chiedersi se sia normale o se sia il caso di preoccuparsi. La risposta onesta è: probabilmente sì, è normale, ma non nel senso allarmante che sembra suggerire.
La presenza del Demodex, un piccolo acaro che vive normalmente nei follicoli delle ciglia, aumenta con l’età: una stima recente parla del 59% degli adulti oltre i 60 anni, considerando diverse zone del volto, mentre nei soli campioni di ciglia la prevalenza scendeva al 33%. Sono numeri consistenti, ma lontani dalle cifre “quasi tutti dopo i 60, tutti dopo i 70” che circolano spesso online, basate su studi più vecchi e meno solidi.
Il punto, però, non è quanti ce l’hanno. È che avere questi acari e avere un problema sono due cose diverse.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Colonizzazione e malattia non sono la stessa cosa
Il Demodex fa parte della normale popolazione microscopica della pelle umana, comprese le palpebre. La sua presenza non equivale automaticamente a una malattia: moltissime persone lo ospitano senza sviluppare mai sintomi, e non esiste un numero di acari oltre il quale si passi da “sano” a “malato”. Non è come contare batteri in un’infezione, dove una soglia definisce il problema. Qui la distinzione che conta è un’altra: presenza sì o no, oppure infiammazione sì o no.
Quando l’infiammazione compare, si parla di blefarite da Demodex, ed è a questo punto che l’acaro diventa clinicamente interessante.
Quando gli acari fanno parlare di sé
I segni che indicano una blefarite associata a Demodex sono prurito palpebrale (il sintomo più riferito), arrossamento, bruciore, sensazione di sabbia negli occhi, lacrimazione eccessiva. Nessuno di questi disturbi però è specifico: occhio secco, allergie o altre forme di blefarite possono dare esattamente gli stessi fastidi, quindi da soli non bastano a puntare il dito sull’acaro.
Il segno più caratteristico è un altro: le collarette, piccoli manicotti cilindrici che si formano alla base delle ciglia, come una crosticina che avvolge il pelo. Diversi studi con microscopia le considerano un indizio molto forte di infestazione, anche se le linee guida più recenti dell’oftalmologia americana preferiscono una formulazione più cauta, definendole “sospette” piuttosto che una prova definitiva. Le individua l’oculista con una lampada a fessura durante una visita, senza bisogno di esami complicati nella maggior parte dei casi.
Perché di solito non minaccia la vista, e quando invece serve attenzione
Nella grande maggioranza dei casi la blefarite da Demodex resta un problema di fastidio, non di sicurezza per la vista. Quando però l’infiammazione persistente non viene gestita, può coinvolgere la superficie dell’occhio: si sono osservate associazioni con congiuntivite, alterazioni del film lacrimale e, nei casi più seri, cheratite, un’infiammazione della cornea che può incidere sulla vista. Va detto che non tutte queste complicazioni sono attribuibili in modo esclusivo all’acaro: la blefarite in generale raramente lascia danni permanenti.
Qui però serve una distinzione netta, perché è la parte che conta davvero per chi legge preoccupato. Dolore dentro l’occhio, arrossamento marcato, fastidio intenso alla luce o un calo della vista non sono segnali normali di una blefarite da Demodex e richiedono una valutazione oculistica urgente, perché possono indicare una cheratite in corso o un’altra patologia oculare che non ha nulla a che fare con l’età o con l’acaro in sé. Anche una blefarite che peggiora o non risponde ai trattamenti abituali merita un controllo medico, pur senza la stessa urgenza.
Cosa fa davvero la differenza nella cura
Per i casi di blefarite da Demodex clinicamente accertata esiste oggi un trattamento su prescrizione studiato specificamente per questo: il lotilaner oftalmico allo 0,25%, approvato negli Stati Uniti, applicato due volte al giorno per sei settimane. Negli studi che hanno portato alla sua approvazione, su più di 800 pazienti complessivi, ha eliminato gli acari in una percentuale di casi molto superiore al trattamento di controllo, e in circa metà dei pazienti ha portato alla guarigione completa delle collarette contro una piccola minoranza nel gruppo di confronto. L’effetto indesiderato più comune era un bruciore transitorio al momento dell’instillazione.
Questo genere di trattamento è indicato per chi ha sintomi e segni clinici concreti, non per chi scopre semplicemente di avere qualche acaro senza disturbi. Mancano invece dati solidi su quanto durino i benefici nel tempo e se il trattamento debba essere ripetuto. È anche per questo che rimedi fai-da-te circolati online, come l’olio di tea tree puro applicato vicino agli occhi, non sono una risposta sensata: le formulazioni testate finora hanno mostrato risultati incerti e un certo rischio di irritazione oculare, ed è l’oculista, non un prodotto acquistato per conto proprio, a poter distinguere un fastidio banale da un problema che merita cura.
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