Quando pensiamo a un tumore, di solito immaginiamo cellule impazzite che si moltiplicano senza freni. Ma un tumore è più simile a un piccolo quartiere che a un gruppo isolato: attorno alle cellule malate vivono vasi sanguigni, tessuti di sostegno e molte cellule del sistema immunitario. Alcune di queste dovrebbero proteggerci, eppure a volte finiscono per dare una mano al nemico. Capire il perché è una delle grandi domande della ricerca oncologica. Un nuovo studio sul tumore del colon-retto prova a rispondere partendo da un dettaglio quasi invisibile: gli zuccheri che rivestono la superficie delle cellule.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Cellule di difesa che cambiano ruolo
I protagonisti sono i macrofagi, cellule immunitarie specializzate nell’inglobare microbi, detriti e cellule anomale. Dentro un tumore possono assumere due atteggiamenti principali. Uno è infiammatorio e più orientato all’attacco. L’altro è antinfiammatorio e spesso finisce per creare un ambiente favorevole alla crescita del cancro.
Ogni cellula è ricoperta da uno strato di zuccheri chiamato glicocalice, che funziona un po’ come un sistema di riconoscimento e comunicazione con l’esterno. I ricercatori si sono chiesti se, quando un macrofago cambia ruolo, cambi anche questo rivestimento.
Che cosa hanno osservato
Il lavoro si è svolto soprattutto in laboratorio, su macrofagi ricavati da cellule del sangue umano e spinti ad assumere l’uno o l’altro profilo. Gli scienziati hanno studiato l’acido sialico, uno zucchero che si trova all’estremità di queste catene e può agganciarsi in modi diversi. Nei macrofagi antinfiammatori prevaleva un certo tipo di legame, nei macrofagi infiammatori un altro. A favorire il primo sembra essere un enzima chiamato ST6GAL1, più attivo proprio nelle cellule antinfiammatorie.
C’è anche un’osservazione sorprendente. I macrofagi antinfiammatori formavano fitte reti di sottili prolungamenti rivestiti di questo zucchero, collegati tra loro. Quando i ricercatori hanno ridotto l’enzima con una tecnica che “spegne” temporaneamente un gene, i prolungamenti si sono disgregati. I macrofagi si muovevano meno, interagivano meno con le cellule tumorali coltivate insieme a loro e queste ultime crescevano più lentamente. I macrofagi tendevano anche ad assumere caratteristiche più vicine al profilo infiammatorio. Infine, nei tessuti di pazienti con tumore avanzato del colon-retto è emerso lo stesso schema di legami.
Una pista promettente, non una cura
L’idea che ne deriva è affascinante: invece di colpire solo le cellule tumorali, si potrebbe provare a riorientare le difese presenti nel tumore. Questo enzima diventa quindi un possibile bersaglio per future terapie.
I limiti però sono importanti. Gli effetti sulla crescita tumorale sono stati visti in provetta, non in animali né in persone. L’analisi dei tessuti dei pazienti mostra una corrispondenza, ma non dimostra che l’enzima guidi davvero la malattia nell’organismo. Non conosciamo il numero dei campioni né eventuali dati sull’andamento clinico. Non si sa ancora di che cosa siano fatti quei prolungamenti né come trasmettano segnali. Prima di parlare di farmaci serviranno anni di verifiche.
Che cosa puoi portare a casa
Se ti stai chiedendo se c’entrino gli zuccheri della dieta, la risposta è no. Questi zuccheri fanno parte della struttura delle cellule e lo studio non dice nulla su ciò che mangiamo. Se tu o una persona vicina state affrontando un tumore del colon-retto, questi risultati non cambiano le cure attuali. Eventuali dubbi vanno discussi con il proprio oncologo.
Ciò che resta valido, indipendentemente da questa ricerca, è quanto già sappiamo sulla prevenzione. Aderire agli screening proposti, come la ricerca del sangue occulto nelle feci o la colonscopia quando indicata, permette di individuare lesioni precoci. Muoversi regolarmente, limitare carni lavorate e alcol e non fumare aiutano a ridurre il rischio. Sono passi concreti, anche quando la scienza di base apre strade che richiederanno tempo.
Fonte scientifica
Paper originale: ST6GAL1-mediated sialyl linkage switching drives cancer-promoting α2,6-sialo-protrusions radiating from anti-inflammatory TAMs.
Rivista: Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America
DOI: 10.1073/pnas.2623365123
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