Torino, cinque trapianti di fegato in 36 ore: la tecnica split

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La notizia in breve

All’ospedale Molinette di Torino sono stati eseguiti cinque trapianti di fegato in 36 ore, tra venerdì 30 e sabato 31 ottobre. L’équipe diretta dal professor Renato Romagnoli ha operato ininterrottamente dalle 8 del venerdì alle 20 del sabato, trapiantando quattro fegati su cinque pazienti grazie alla tecnica split, che consente di dividere l’organo di un donatore in due porzioni. Tutti i pazienti si trovano ricoverati nell’area semintensiva chirurgica del Centro trapianti e le loro condizioni risultano in progressivo miglioramento.

La serie di interventi è iniziata con una donna di 44 anni affetta da policistosi epato-renale, che ha ricevuto il trapianto epatico e, il giorno successivo, quello renale reso possibile da un sistema di perfusione. Il fegato di un donatore adulto è stato poi diviso per essere impiantato in parte su un bambino torinese di 22 mesi con un raro tumore maligno del fegato, già trattato con chemioterapia all’ospedale Regina Margherita, e in parte su una donna di 62 anni con cirrosi epatica e tumore del fegato. Sabato mattina è stata operata una ragazza di 24 anni affetta da una malattia autoimmune del fegato, seguita infine da un uomo di 58 anni affetto da cirrosi e tumore epatico.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Quando si ricorre al trapianto di fegato

Il trapianto di fegato è indicato quando l’organo ha perso in modo irreversibile la capacità di svolgere le sue funzioni, oppure quando una malattia confinata al fegato non è curabile con altre strategie. Il fegato regola il metabolismo, produce proteine essenziali per la coagulazione, elimina sostanze tossiche e partecipa alla digestione. Quando queste funzioni vengono meno, le conseguenze riguardano l’intero organismo.

Le condizioni che portano al trapianto sono molto diverse tra loro. La cirrosi è l’esito comune di danni cronici come le epatiti virali, l’abuso di alcol e la steatosi legata a obesità e sindrome metabolica: su questi ultimi fattori lo stile di vita ha un peso riconosciuto. La cirrosi, inoltre, è il terreno su cui più spesso si sviluppa il tumore primitivo del fegato. In casi selezionati, quando il tumore rispetta determinati criteri di estensione, il trapianto rimuove insieme la neoplasia e il tessuto malato che potrebbe generarne di nuove.

Malattie autoimmuni, genetiche e pediatriche

Nelle epatopatie autoimmuni il sistema immunitario attacca le cellule del fegato o i dotti biliari. Spesso queste malattie si controllano con terapie che modulano la risposta immunitaria. Il trapianto entra in gioco quando la malattia progredisce nonostante le cure o si presenta in forma acuta e grave.

La policistosi epato-renale è una condizione ereditaria in cui fegato e reni si riempiono progressivamente di cisti. Il fegato può raggiungere dimensioni tali da comprimere gli organi vicini, mentre i reni possono perdere la loro funzione. Nelle forme più avanzate può essere necessario sostituire entrambi gli organi. Nei bambini, alcuni rari tumori maligni del fegato vengono trattati con una combinazione di chemioterapia e chirurgia: se il tumore non può essere asportato con una resezione parziale, il trapianto può rappresentare l’opzione con intento curativo.

La tecnica split

Il fegato ha un’anatomia divisa in segmenti, ciascuno con propri vasi sanguigni e vie biliari. Questa organizzazione permette di dividere un fegato intero in due porzioni funzionanti, destinate a due riceventi diversi. Di solito la porzione più piccola va a un bambino e quella più grande a un adulto. Il fegato ha anche una notevole capacità di rigenerarsi, che contribuisce all’adattamento dell’organo dopo l’impianto.

La tecnica serve ad ampliare il numero di organi disponibili, in un contesto in cui la domanda supera l’offerta. È però più complessa sul piano chirurgico. Richiede donatori con caratteristiche idonee ed équipe con esperienza specifica, perché la divisione comporta un rischio di complicanze vascolari e biliari che va attentamente valutato.

La perfusione degli organi

I sistemi di perfusione meccanica mantengono l’organo prelevato irrorato con soluzioni dedicate, invece della sola conservazione a freddo. Questo approccio può migliorare la conservazione, permettere di valutare la funzionalità dell’organo prima dell’impianto e allungare i tempi utili per l’intervento. Il loro impiego si è diffuso negli ultimi anni. Il ruolo preciso nei diversi scenari clinici è ancora oggetto di definizione.

Dopo l’intervento

Il decorso post-trapianto richiede un monitoraggio stretto, soprattutto nelle prime settimane. In questa fase si valutano la ripresa funzionale dell’organo, le eventuali complicanze chirurgiche e il rischio di rigetto. Chi riceve un trapianto assume per tutta la vita una terapia immunosoppressiva, calibrata per evitare il rigetto contenendo gli effetti collaterali, come la maggiore vulnerabilità alle infezioni. Nei pazienti trapiantati per tumore esiste inoltre un rischio di recidiva, che rende necessari controlli periodici nel tempo.

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