Settimana Ue dello screening: i 3 valori che non danno sintomi

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La notizia in breve

Al congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd) a Milano è stata presentata la prima edizione della Settimana UE di screening, prevista dal 29 settembre al 4 ottobre con lo slogan ‘Know your numbers’ (‘Conosci i tuoi valori’). L’iniziativa, illustrata dal Commissario europeo per la Salute e il Benessere Animale Olivér Várhelyi, intende spingere i cittadini europei a verificare pressione arteriosa, colesterolo e glicemia.

La campagna ha il sostegno della Società europea di cardiologia, dell’Associazione europea per lo studio del diabete e dell’Associazione europea per lo studio dell’obesità. Il progetto si inserisce nel piano ‘Safe Hearts’ della Commissione europea, che punta a ridurre del 25% le morti cardiovascolari premature entro il 2035 a fronte di patologie connesse, tra cui disturbi cardiovascolari, diabete e obesità, che interessano decine di milioni di persone.

Come riferito da Várhelyi, l’obiettivo è rendere lo screening più visibile e accessibile per individuare i rischi in anticipo prima dell’insorgenza di complicazioni. Il Commissario ha invitato la popolazione a rivolgersi a un operatore sanitario per controllare i propri parametri, richiamando inoltre la recente Raccomandazione del Consiglio dell’UE che incoraggia gli Stati membri a introdurre controlli sanitari completi per sostenere prevenzione e diagnosi precoce.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Tre parametri che non danno sintomi

Pressione arteriosa, colesterolo e glicemia hanno una caratteristica comune: quando sono alterati, per lungo tempo non provocano disturbi percepibili. Una persona può convivere per anni con valori elevati sentendosi in buona salute, mentre il danno si accumula in modo silenzioso. Per questo la misurazione è l’unico modo per sapere a che punto ci si trova.

Il meccanismo di fondo è condiviso. La pressione alta sollecita le pareti delle arterie, il colesterolo in eccesso contribuisce alla formazione delle placche aterosclerotiche e la glicemia elevata danneggia nel tempo sia i vasi grandi sia quelli piccoli. Le conseguenze tipiche compaiono tardi: infarto, ictus, insufficienza renale, danni alla retina e ai nervi periferici.

Il rischio si valuta nell’insieme

In ambito clinico questi valori non si leggono isolatamente. Il medico li combina con età, sesso, abitudine al fumo, peso, storia familiare e altre condizioni per stimare il rischio cardiovascolare globale, cioè la probabilità complessiva di andare incontro a un evento nei prossimi anni. Due persone con lo stesso colesterolo possono avere profili di rischio molto diversi, e quindi indicazioni diverse.

Obesità, diabete e ipertensione tendono inoltre a presentarsi insieme e a potenziarsi a vicenda. È il motivo per cui le società scientifiche di cardiologia, diabetologia e obesità lavorano sempre più spesso in modo congiunto.

Cosa si può fare dopo la misurazione

Individuare un valore alterato ha senso perché esistono interventi efficaci. Il primo livello riguarda lo stile di vita, con basi scientifiche solide: alimentazione ricca di vegetali, cereali integrali e legumi e povera di sale e grassi saturi, attività fisica regolare, abbandono del fumo, moderazione nell’alcol, controllo del peso. In molte persone questi cambiamenti bastano a migliorare i valori in modo significativo. Quando non sono sufficienti, o il rischio è già elevato, si affiancano i trattamenti farmacologici.

Limiti e incertezze

Lo screening non è privo di criticità. Una singola misurazione può non essere rappresentativa: la pressione, per esempio, varia con l’ansia, l’orario e le condizioni del momento, e un valore anomalo va di norma confermato. Esiste anche il rischio opposto, quello di falsi allarmi o di etichettare come malate persone con alterazioni lievi che non avrebbero avuto conseguenze.

Il dibattito scientifico resta aperto soprattutto sui controlli estesi a tutta la popolazione generale, rispetto a quelli mirati a chi ha già fattori di rischio. Il consenso è più solido quando la misurazione si inserisce in un percorso strutturato, che prevede conferma, interpretazione e presa in carico. Il beneficio dipende quindi da ciò che accade dopo il numero, più che dal numero in sé.

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