La notizia in breve
In una struttura sanitaria del Salernitano è nata nei giorni scorsi una bambina da una madre di 59 anni e un padre di 70 anni. Il parto e l’intera gravidanza sono stati seguiti dall’équipe del professor Mario Polichetti, ginecologo esperto in procreazione assistita.
La bambina, Francesca Pia, è in ottima salute: alla nascita pesava 2,4 chilogrammi, mentre oggi ha raggiunto i 4,5 chilogrammi.
“Siamo di fronte a un caso davvero eccezionale”, ha spiegato Polichetti, “perché ottenere un concepimento a un’età materna di 59 anni rappresenta un evento estremamente raro. Per noi è motivo di grande soddisfazione aver accompagnato questo percorso fino alla nascita di una bambina che oggi sta bene e cresce regolarmente”.

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Fertilità femminile ed età
La fertilità femminile dipende in larga parte dalla riserva ovarica, cioè dal patrimonio di ovociti presenti fin dalla nascita, che si riduce progressivamente per numero e qualità. Con la menopausa l’ovulazione cessa e il concepimento spontaneo diventa, nella pratica, non più possibile. Per questo le gravidanze in età molto avanzata sono eventi rari e, in termini generali, si ottengono attraverso tecniche di procreazione medicalmente assistita, spesso con ovociti donati da donne più giovani.
L’utero, a differenza delle ovaie, può in molti casi mantenere la capacità di accogliere un embrione anche dopo la menopausa, purché venga preparato con un supporto ormonale. È questo il principio biologico che rende possibili gravidanze ben oltre l’età fertile naturale.
I rischi ostetrici
Il consenso clinico è chiaro sul fatto che il rischio di complicanze in gravidanza cresce con l’età materna. Le più rilevanti riguardano l’ipertensione gestazionale e la preeclampsia, il diabete gestazionale, il parto pretermine, il ritardo di crescita fetale e una maggiore probabilità di taglio cesareo. A ciò si aggiunge il carico cardiovascolare della gravidanza, che grava su un organismo con minori riserve funzionali.
Per questo, in questi casi, la gestione richiede in genere una valutazione preliminare approfondita della salute generale e un monitoraggio intensivo per tutta la gestazione. Lo stato di salute di base, compresi peso corporeo, pressione arteriosa, metabolismo glucidico e abitudine al fumo, influisce in modo significativo sul profilo di rischio. Resta difficile quantificare con precisione i rischi alle età più estreme, perché i casi documentati sono pochi.
Il ruolo dell’età paterna
L’età del padre è un fattore spesso trascurato. Con l’avanzare degli anni la qualità degli spermatozoi tende a ridursi e aumenta la frequenza di nuove mutazioni genetiche, un fenomeno che la letteratura associa a un incremento, comunque contenuto in termini assoluti, del rischio di alcune condizioni nel nascituro. Si tratta di un ambito ancora oggetto di studio, in cui l’entità del rischio individuale non è definita con certezza.
Un tema anche bioetico
Le gravidanze in età avanzata sollevano un dibattito che va oltre la clinica. Da un lato si sottolineano l’autonomia riproduttiva e il fatto che l’aspettativa di vita in buona salute si è allungata. Dall’altro si richiamano i rischi per la salute materna e fetale e la questione della prospettiva di vita dei genitori rispetto ai tempi di crescita del figlio. Le normative e le indicazioni delle società scientifiche variano tra i Paesi, e non esiste un consenso univoco su un limite d’età da applicare in ogni circostanza.
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