Radiologia, dall’esame alla cura: IA e ablazione dei tumori renali

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La notizia in breve

Al 52esimo congresso nazionale della Società italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm), in corso a Milano, i radiologi hanno definito la radiologia un “investimento strategico per il Servizio sanitario nazionale”, evidenziando come la disciplina sia passata dall’individuazione delle patologie alla partecipazione alle decisioni terapeutiche e ai trattamenti mininvasivi. Nicoletta Gandolfo, presidente della Sirm, e Roberto Grassi, presidente del congresso, hanno spiegato che la radiologia assume un ruolo centrale dalla diagnosi precoce dei tumori alle malattie cardiovascolari, neurologiche e croniche, affermando che “prescrivere l’esame giusto, al momento giusto e alla persona giusta significa evitare prestazioni inutili, ridurre i ritardi diagnostici e favorire interventi tempestivi”.

Sul piano dell’innovazione tecnologica, Andrea Laghi, direttore del dipartimento di diagnostica per immagini all’Irccs Istituto clinico Humanitas e professore ordinario all’Humanitas University, ha indicato l’intelligenza artificiale come strumento rilevante di trasformazione. Laghi ha riferito che alcune acquisizioni di risonanza magnetica possono essere completate in circa 10 minuti rispetto ai 20-30 minuti richiesti dieci anni fa, e che nella tomografia computerizzata l’impiego dell’IA può contribuire a ridurre la dose di radiazioni necessaria per ottenere immagini di qualità.

Riguardo al passaggio dalla diagnosi alla terapia tramite la radiologia interventistica, Gianpaolo Carrafiello, direttore dell’Area dei servizi al Policlinico di Milano e professore ordinario all’Università degli Studi di Milano, ha riportato applicazioni su alcune neoplasie del fegato, del rene e su localizzazioni metastatiche. Carrafiello ha precisato che per alcuni tumori renali di piccole dimensioni le tecniche ablative possono raggiungere percentuali di successo clinico nell’ordine del 94-96%, indicando come ulteriore linea di ricerca l’integrazione tra radiologia interventistica e immunoterapia.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Appropriatezza: perché l’esame giusto conta

Ogni esame di diagnostica per immagini ha un rapporto tra benefici e costi, non solo economici. Un esame non necessario può generare reperti incidentali, cioè piccole anomalie spesso innocue che però innescano ulteriori accertamenti, ansia e talvolta procedure invasive. Il concetto di appropriatezza prescrittiva mira a scegliere la metodica più adatta al quesito clinico, nel momento in cui il risultato può davvero cambiare le decisioni.

Un aspetto specifico riguarda le radiazioni. La tomografia computerizzata e la radiologia tradizionale usano radiazioni ionizzanti, il cui effetto è considerato cumulativo nel corso della vita e più rilevante nei bambini e nei giovani. Ecografia e risonanza magnetica non le impiegano, ma non sono sempre in grado di rispondere allo stesso quesito.

Intelligenza artificiale: cosa fa nelle immagini

Nella risonanza magnetica, gli algoritmi possono ricostruire immagini di qualità diagnostica partendo da una quantità minore di dati grezzi. Questo accorcia la permanenza nella macchina, con vantaggi per chi soffre di claustrofobia, per chi fatica a restare immobile e per la disponibilità degli apparecchi. Nella tomografia computerizzata, tecniche analoghe permettono di ridurre il “rumore” delle immagini acquisite con dosi più basse.

Restano aspetti da chiarire. Gli algoritmi vanno validati su popolazioni e apparecchiature diverse da quelle su cui sono stati sviluppati, e serve verificare che la ricostruzione non introduca o cancelli dettagli rilevanti. Il consenso attuale vede l’IA come supporto al radiologo, non come sostituto del giudizio clinico.

Radiologia interventistica: curare attraverso l’immagine

La radiologia interventistica utilizza la guida delle immagini per raggiungere un bersaglio dentro il corpo attraverso piccoli accessi, senza incisioni chirurgiche estese. Nelle tecniche ablative, un ago inserito nel tumore lo distrugge con il calore o con il freddo. In genere comportano un recupero più rapido e possono essere un’opzione per chi ha condizioni che rendono rischioso un intervento chirurgico.

Nei piccoli tumori renali, l’ablazione è un’alternativa riconosciuta alla chirurgia in casi selezionati. La scelta dipende da dimensioni, posizione della lesione, funzione renale e condizioni generali del paziente, e viene di solito discussa in ambito multidisciplinare. Il confronto a lungo termine con la chirurgia, soprattutto in termini di recidive, è ancora oggetto di valutazione, e dopo il trattamento è previsto un controllo periodico con le immagini.

Ablazione e immunoterapia: un’ipotesi di ricerca

La distruzione locale di un tumore libera frammenti di cellule tumorali che, in teoria, potrebbero “allenare” il sistema immunitario a riconoscere la malattia anche altrove. Da qui nasce l’interesse per la combinazione con l’immunoterapia. Si tratta però di un ambito sperimentale: i benefici clinici di questa associazione non sono ancora stati dimostrati in modo consolidato.

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