Se ti misuri la pressione con una certa regolarità, sai che quel numero sul display racconta solo una parte della storia. Dietro ci sono arterie che, con gli anni, possono perdere elasticità. E molte persone lo sperimentano in prima persona: anche seguendo le cure con attenzione, non sempre i valori scendono come vorrebbero. Per questo la ricerca non si limita a cercare nuovi modi per abbassare la pressione. Prova anche a capire perché sale.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cosa hanno studiato i ricercatori
Da tempo si sa che il sistema immunitario, cioè l’insieme delle difese dell’organismo, partecipa all’ipertensione alimentando un’infiammazione delle pareti dei vasi. Un nuovo studio si è concentrato su una proteina chiamata transglutaminasi 2, o TG2. È un enzima che contribuisce a rimodellare l’impalcatura dei tessuti e a regolare i segnali infiammatori. I ricercatori si sono chiesti se la TG2 presente nelle cellule mieloidi, un gruppo di cellule immunitarie di cui fanno parte i macrofagi, avesse un ruolo nell’aumento della pressione e nell’irrigidimento dell’aorta.
Per verificarlo hanno usato topi femmina modificati geneticamente, privi di TG2 proprio in queste cellule, e li hanno confrontati con topi di controllo. Per due settimane entrambi i gruppi hanno ricevuto angiotensina II, un ormone che fa salire la pressione e che in laboratorio serve a riprodurre l’ipertensione.
I risultati principali
Negli animali di controllo l’angiotensina ha prodotto l’effetto atteso: pressione più alta, aorta più rigida, più collagene nella parete del vaso. Nei topi senza TG2 nelle cellule mieloidi questi cambiamenti erano nettamente attenuati, e anche i segni di infiammazione nei vasi e nel sangue risultavano più contenuti.
Il dato forse più interessante riguarda l’equilibrio tra due tipi di linfociti: le cellule T regolatorie, che frenano l’infiammazione, e le cellule Th17, che invece la alimentano. L’angiotensina spostava la bilancia verso le seconde. In assenza di TG2 lo squilibrio immunitario era molto minore. Gli esperimenti in provetta andavano nella stessa direzione: i macrofagi privi di TG2 favorivano le cellule che calmano l’infiammazione e ostacolavano quelle che la accendono.
Perché può interessarti
Il messaggio di fondo è che l’ipertensione non è solo una questione idraulica di vasi e flussi. Coinvolge anche infiammazione e difese immunitarie. Capire questi meccanismi potrebbe un giorno aiutare a sviluppare terapie rivolte a cause biologiche specifiche, da affiancare ai farmaci attuali, soprattutto per chi oggi fatica a ottenere un buon controllo.
Cosa non possiamo concludere
Si tratta di uno studio sugli animali, condotto solo su femmine. Non sappiamo quindi se gli stessi effetti valgano nei maschi, e tanto meno nelle persone. La pressione è stata misurata con un bracciale sulla coda, un metodo meno preciso di altri. La modifica genetica era presente dalla nascita e non riguardava un solo tipo di cellula, e questo rende più difficile attribuire il risultato a un meccanismo preciso. Oggi non esiste alcun farmaco contro la TG2 pronto per l’uso clinico.
Cosa portare a casa
Se hai la pressione alta, questo studio non cambia nulla nella tua terapia: non ha senso sospendere o modificare i farmaci sulla base di una ricerca di laboratorio. È piuttosto un tassello di comprensione. Le evidenze solide restano quelle che già conosci: movimento regolare, meno sale, peso adeguato, sonno sufficiente e niente fumo fanno bene alla pressione e alle arterie. Questa ricerca suggerisce che l’ipertensione ha anche una componente infiammatoria, ma non dimostra che una dieta o un’abitudine particolare agiscano sulla TG2. Se hai dubbi sul tuo percorso di cura, il medico resta l’interlocutore giusto.
Fonte scientifica
Paper originale: Myeloid transglutaminase 2 regulates Treg-Th17 balance in a female model of Angiotensin II-induced hypertension and vascular stiffening
Rivista: American journal of physiology. Heart and circulatory physiology
DOI: 10.1152/ajpheart.00095.2026
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