Ti senti solo? Il segreto naturale per stare meglio (non è un farmaco)

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Puoi avere il telefono pieno di contatti, scambiare due parole con il vicino ogni mattina e sentirti comunque solo. La solitudine non coincide con l’isolamento: è la sensazione che i legami che hai non bastino, o non siano quelli di cui avresti bisogno. Riguarda molte più persone di quanto si pensi, pesa sull’umore e sulla salute, e spesso resta in silenzio. Per questo cresce l’interesse verso soluzioni semplici e vicine a casa, che non passino necessariamente da un farmaco. Una di queste è stata messa alla prova in un nuovo studio.

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Che cosa hanno fatto i ricercatori

L’idea di partenza si chiama prescrizione sociale: il servizio sanitario, oltre alle cure tradizionali, indirizza la persona verso attività della comunità. In questo caso si trattava di attività all’aperto, come passeggiate, orti urbani, osservazione della natura e laboratori creativi nel verde.

Si tratta di uno studio randomizzato: i partecipanti sono stati assegnati per sorteggio a due percorsi diversi, così da rendere i gruppi confrontabili. Hanno preso parte 320 adulti che si dichiaravano soli, residenti in quartieri a basso reddito di una grande città spagnola. Erano per lo più donne, con un’età intorno ai 60 anni.

Metà ha partecipato a nove incontri settimanali di due ore, in piccoli gruppi di 8-10 persone guidati da due facilitatori con esperienza sanitaria o sociale. L’altra metà ha ricevuto un breve colloquio motivazionale e le stesse indicazioni sulle attività disponibili, da seguire in autonomia. La solitudine e la qualità della vita legata alla salute sono state misurate con questionari all’inizio e poi a 3, 6 e 12 mesi.

Cosa è emerso

Dopo tre mesi la solitudine era diminuita in entrambi i gruppi, in media di circa il 10%, e il calo è proseguito fino a un anno, arrivando a circa il 17%. Il percorso di gruppo, nel complesso, non si è rivelato superiore a quello autonomo. La qualità della vita percepita, invece, è rimasta sostanzialmente stabile.

Un’analisi successiva, non pianificata fin dall’inizio, suggerisce una differenza interessante. Chi partiva con più solitudine e un benessere emotivo più fragile sembrava trarre maggior beneficio dal gruppo guidato. Chi stava meglio emotivamente rispondeva in modo simile anche alla sola indicazione. Nel percorso autonomo gli abbandoni precoci sono stati il doppio, spesso per delusione rispetto al gruppo assegnato.

Come leggere questi risultati

Qui serve prudenza. Entrambi i gruppi ricevevano un aiuto, e mancava un gruppo che non ricevesse nulla. Per questo non possiamo dire con certezza che il miglioramento sia dovuto alle attività nella natura. Una parte potrebbe dipendere dal semplice passare del tempo, dall’attenzione ricevuta o dalla naturale tendenza di chi attraversa un momento difficile a stare un po’ meglio col tempo.

Il vantaggio del gruppo per le persone più fragili emerge da un’analisi secondaria e va confermato. Il campione, infine, era composto soprattutto da donne non più giovani in un contesto urbano specifico: i risultati potrebbero non valere allo stesso modo per altre persone o altri luoghi.

Cosa puoi portare a casa

Se ti senti solo, sappi che non è una debolezza né un problema da tenere per te. Lo studio non dimostra che stare all’aperto curi la solitudine, ma offre uno spunto ragionevole. Attività regolari vicine a casa, che uniscono un po’ di movimento, il verde e la presenza di altre persone, sono un’opzione a basso rischio e facile da provare. Nello studio è stato registrato un solo piccolo infortunio, una distorsione alla caviglia.

Se ti accorgi che la solitudine pesa molto sul tuo umore, un contesto più strutturato, con qualcuno che accompagna il gruppo, potrebbe esserti più utile. Parlarne con il medico di famiglia può aiutarti a capire quali risorse esistono nel tuo territorio, perché anche la solitudine riguarda la salute.

Fonte scientifica

Paper originale: Effectiveness of a nature-based social prescribing intervention on loneliness and health-related quality of life among vulnerable urban adults (RECETAS-BCN): an observer-blinded randomised controlled trial
Rivista: The Lancet Regional Health – Europe
DOI: 10.1016/j.lanepe.2026.101821

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