Papa Leone XIV e il nodulo polmonare: perché non significa tumore

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La notizia in breve

Dopo l’annuncio relativo a Papa Leone XIV, che dovrà operarsi la prossima settimana, Federico Venuta, ordinario di Chirurgia toracica all’Università La Sapienza e direttore dell’Unità di Chirurgia toracica al Policlinico Umberto I di Roma, ha dichiarato: “La presenza di un nodulo polmonare richiede una valutazione medica attenta, ma non deve essere automaticamente associato a una patologia maligna e non permette, da sola, di formulare una diagnosi di tumore. Senza informazioni cliniche non è possibile stabilire la natura di una specifica lesione, che può avere diverse origini e diversi percorsi di cura”.

Un nodulo polmonare è un’opacità isolata di forma rotonda con diametro inferiore ai 3 centimetri. Il riscontro avviene spesso in modo occasionale durante esami svolti per altri motivi. Le origini possono comprendere sia lesioni tumorali sia condizioni benigne come cicatrici di infezioni pregresse, piccoli granulomi infiammatori o alterazioni autoimmuni. In base alle caratteristiche riscontrate e a quelle del paziente, può essere richiesta una tomografia computerizzata del torace. Per noduli sotto i 6 millimetri il rischio di malignità è inferiore e può bastare un controllo radiologico successivo; per formazioni maggiori o con margini irregolari si possono valutare Pet, biopsia o asportazione chirurgica. L’esame istologico determina se non siano necessari trattamenti, se sia sufficiente l’asportazione nel caso di un tumore primitivo in fase iniziale, oppure se servano terapie farmacologiche o radioterapiche.

Nel testo viene menzionato il precedente di re Juan Carlos di Spagna, operato nel 2019 all’età di 72 anni per un nodulo rivelatosi benigno, evidenziando che non è possibile tracciare analogie in assenza di dati clinici specifici sul pontefice. Riguardo alle procedure attuali, Venuta ha sottolineato i progressi della chirurgia mininvasiva e ha riferito che i tempi di degenza sono in genere di 5-7 giorni.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Che cos’è un nodulo polmonare

Il nodulo polmonare è un reperto radiologico, non una diagnosi. Indica una piccola area più densa del tessuto circostante, di forma tondeggiante e con diametro inferiore ai 3 centimetri, che compare all’interno del polmone. Oltre questa misura si parla di massa, una distinzione che ha implicazioni diverse sul piano della probabilità di malignità.

La diffusione della tomografia computerizzata ha reso questi riscontri molto più frequenti. Molti noduli emergono durante esami eseguiti per tutt’altro motivo e, nella maggior parte dei casi, non danno sintomi. È proprio questa scoperta “per caso” a generare spesso preoccupazione, anche quando la lesione si rivelerà innocua.

Le possibili origini

Il polmone reagisce a molti tipi di aggressione formando piccole aree di tessuto alterato. Infezioni pregresse, anche guarite senza che la persona se ne sia accorta, possono lasciare cicatrici o granulomi, cioè piccoli aggregati di cellule infiammatorie che l’organismo costruisce per circoscrivere un agente estraneo. Anche alcune malattie autoimmuni e altre condizioni infiammatorie possono dare quadri simili.

Accanto a queste cause benigne esistono le lesioni tumorali, che possono essere primitive del polmone oppure metastasi di tumori nati altrove. All’immagine, forme benigne e maligne possono somigliarsi molto, ed è per questo che un nodulo da solo non consente di stabilire la natura della lesione.

Come si stima il rischio

La valutazione combina due ordini di informazioni. Il primo riguarda il nodulo: dimensioni, margini (regolari o irregolari, “a raggiera”), densità, presenza di calcificazioni e soprattutto il comportamento nel tempo, perché una lesione che resta stabile tende a suggerire una natura benigna. Il secondo riguarda la persona: età, storia di fumo, esposizioni professionali, precedenti tumori.

Il fumo di sigaretta resta il principale fattore di rischio modificabile per il tumore del polmone, e la sua presenza pesa in modo rilevante nella stima della probabilità di malignità. Per i noduli più piccoli, sotto i 6 millimetri, il rischio è più basso e spesso si sceglie la sorveglianza con controlli radiologici nel tempo. Per lesioni più grandi o con caratteristiche sospette si ricorre a esami di secondo livello, come la PET, che valuta l’attività metabolica dei tessuti, o al prelievo di un campione.

Il ruolo della chirurgia

In alcuni casi l’asportazione chirurgica è insieme diagnostica e terapeutica: rimuove il nodulo e permette l’esame istologico, l’unico in grado di dare una risposta definitiva. Se la lesione è benigna, in genere non servono altri trattamenti. Se si tratta di un tumore primitivo in fase iniziale, la sola chirurgia può essere sufficiente; in altre situazioni si valutano terapie farmacologiche o radioterapiche.

La chirurgia toracica mininvasiva, eseguita attraverso piccole incisioni con l’ausilio di una telecamera, ha ridotto il trauma operatorio rispetto alle tecniche tradizionali, con degenze che il testo indica in genere tra 5 e 7 giorni. Resta un intervento vero e proprio, la cui indicazione e il cui decorso dipendono dalle condizioni del singolo paziente, informazioni senza le quali nessuna previsione è possibile.

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