La notizia in breve
L’ozonoterapia associata all’assunzione di antibiotico consente una rapida e marcata riduzione della carica batterica, rappresentando una svolta contro l’antibiotico-resistenza. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Antibiotics e firmato da Marianno Franzini, Salvatore Chirumbolo, Giovanni Ricevuti e Luigi Valdenassi. La ricerca ha coinvolto 257 pazienti con infezioni sostenute da microrganismi multidrug-resistant (Mdr), sui quali l’antibiotico risultava inefficace, trattati secondo i protocolli messi a punto dalla Sioot (Società scientifica di ossigeno-ozonoterapia) in collaborazione con l’Università Cattolica di Roma. Oltre al calo della carica batterica, gli autori hanno rilevato un miglioramento degli indici infiammatori nel corso del follow-up.
“L’ozono serve a restituire all’antibiotico l’originaria efficacia, consentendogli di vincere la pericolosa resistenza sviluppata dai batteri” ha spiegato Marianno Franzini, presidente della Sioot international.
Gli esperti hanno sottolineato che il trattamento non rappresenta un’alternativa all’antibiotico ma un’alleanza terapeutica contro l’antibiotico-resistenza. Secondo le previsioni dell’Organizzazione mondiale della sanità richiamate nel testo, in assenza di soluzioni valide tale minaccia causerà più decessi del cancro da qui a pochi anni.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Il nodo clinico
L’antibiotico-resistenza si verifica quando i batteri acquisiscono caratteristiche che permettono loro di sopravvivere all’azione di uno o più antibiotici. Non è quindi il paziente a diventare resistente: è il microrganismo, che può rendere l’infezione più difficile da controllare e restringere le possibilità terapeutiche.
I meccanismi sono diversi. I batteri possono modificare il bersaglio dell’antibiotico, inattivare il medicinale, impedirne l’ingresso nella cellula o espellerlo; inoltre possono organizzarsi in strutture protettive che ostacolano sia le difese immunitarie sia le terapie.
Che cosa significa terapia di supporto
L’ozono è una sostanza fortemente ossidante. In ambito sperimentale gli vengono attribuiti effetti diretti sui microrganismi e possibili azioni sulla risposta infiammatoria e immunitaria, ma il passaggio da un meccanismo biologicamente plausibile a un beneficio clinico dimostrato richiede verifiche rigorose.
Una riduzione della carica batterica o degli indici infiammatori è un segnale di possibile attività, ma non coincide automaticamente con la guarigione. Per stabilire l’efficacia di un trattamento aggiuntivo occorre capire se migliori esiti clinicamente rilevanti, come il controllo dell’infezione e delle complicanze, confrontandolo con cure standard in gruppi comparabili e valutandone anche la sicurezza.
Evidenze e limiti
L’impiego sistemico dell’ozonoterapia nelle infezioni da batteri multiresistenti non può essere considerato, sulla base del solo razionale biologico o di risultati osservazionali, una soluzione consolidata all’antibiotico-resistenza. Restano da definire con maggiore certezza quali pazienti potrebbero beneficiarne, quale sia il contributo effettivo rispetto all’antibiotico e quali rischi dipendano dalla modalità di somministrazione.
La gestione clinica delle infezioni resistenti continua a fondarsi sull’identificazione del microrganismo, sulla verifica della sua sensibilità, sulla scelta mirata degli antimicrobici e sul controllo della sede infettiva. A livello collettivo, la risposta alla resistenza antimicrobica comprende uso appropriato degli antibiotici, prevenzione delle infezioni, vaccinazioni, sorveglianza microbiologica e riduzione della trasmissione.
Le terapie complementari meritano ricerca quando esiste un razionale plausibile, ma devono essere valutate senza confondere un risultato di laboratorio con una “restituzione” certa dell’efficacia antibiotica. Promessa sperimentale e prova clinica non sono sinonimi: distinguere i due piani è essenziale soprattutto davanti a una minaccia sanitaria complessa.
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