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La notizia in breve
La Società Italiana dell’Obesità (Sio) ha rivolto un appello al Governo e al Parlamento per individuare nella legge di bilancio le risorse necessarie a garantire l’accesso alle cure alle persone con le forme più gravi di obesità che non possono permettersi il costo delle terapie. Il presidente della Sio e direttore del Centro per l’Obesità del Policlinico di Palermo, Silvio Buscemi, ha dichiarato: “Non chiediamo che lo Stato garantisca indistintamente a tutti i farmaci per l’obesità, ma che cominci a tutelare chi ne ha più bisogno”, aggiungendo che per i pazienti affetti da una patologia grave, spesso accompagnata da altre malattie, la possibilità di curarsi non può dipendere unicamente dal reddito.
Poco più di un anno fa la legge 149/2025 ha riconosciuto l’obesità come malattia cronica, ma l’accesso alle terapie resta a carico del cittadino. Nei giorni scorsi, un’interrogazione parlamentare della senatrice Elena Murelli al ministro della Salute ha sollecitato la revisione dei Livelli Essenziali di Assistenza con l’inclusione dell’obesità tra le malattie croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione, richiedendo risorse aggiuntive nella legge di bilancio per il fondo dedicato alla prevenzione e alla cura.
Secondo la Sio, ampliare l’accesso alle cure produrrebbe anche risparmi per la spesa pubblica: “Limitando inizialmente la rimborsabilità al 25% dei pazienti a più alto rischio, circa 500mila persone individuate anche in base alle difficoltà economiche, si potrebbero risparmiare oltre 1,6 miliardi di euro di future spese sanitarie”. Buscemi ha infine concluso: “Non chiediamo di assicurare immediatamente a tutti i nuovi trattamenti, ma di cominciare dalle situazioni più gravi, secondo criteri di appropriatezza clinica ed equità sociale”, avvertendo che “il tempo a disposizione è poco. Non possiamo attendere un altro anno”.

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Perché l’obesità è considerata una malattia cronica
Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica riflette un orientamento ormai condiviso dalla comunità medica: non si tratta solo di un eccesso di peso legato a scelte individuali, ma di una condizione in cui fattori genetici, ormonali, ambientali, psicologici e sociali alterano la regolazione dell’appetito e del bilancio energetico. Il tessuto adiposo in eccesso, soprattutto quello addominale, non è inerte. Produce sostanze infiammatorie e ormoni che influenzano il metabolismo dell’intero organismo.
Da qui deriva il legame con numerose altre patologie: diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari, steatosi epatica, apnee notturne, artrosi e alcuni tumori. Nelle forme più gravi queste condizioni tendono a sommarsi, ed è questo carico di malattie associate che orienta la valutazione clinica, più del solo dato del peso.
Come si affronta
La base del trattamento resta l’intervento sullo stile di vita: alimentazione, attività fisica, qualità del sonno e supporto psicologico. È un approccio solido e necessario, ma nelle forme gravi spesso non basta da solo a ottenere e mantenere una perdita di peso clinicamente significativa, perché l’organismo tende a reagire al dimagrimento aumentando la fame e riducendo il dispendio energetico.
Accanto a questo si collocano la chirurgia bariatrica, riservata a casi selezionati, e i farmaci. I farmaci di nuova generazione agiscono su ormoni intestinali coinvolti nel senso di sazietà e hanno mostrato un’efficacia superiore alle terapie precedenti. Come per altre malattie croniche, però, il loro effetto tende a ridursi quando il trattamento viene sospeso, e il peso spesso risale.
Cosa è consolidato e cosa resta aperto
È consolidato che una riduzione di peso stabile migliora molte delle condizioni associate e che i nuovi farmaci sono strumenti efficaci se inseriti in un percorso di cura seguito da specialisti. Hanno anche effetti collaterali, prevalentemente gastrointestinali, e richiedono un monitoraggio medico.
Restano invece aspetti meno definiti. Uno è la durata ottimale della terapia, che in molti casi potrebbe essere indefinita. Un altro riguarda i dati sugli effetti a lunghissimo termine, ancora in corso di raccolta. C’è poi la valutazione economica: le stime di risparmio dipendono da ipotesi su aderenza, durata del trattamento e complicanze evitate, e su questo il dibattito tra clinici ed economisti sanitari è aperto.
Il nodo dell’appropriatezza
Il criterio di selezionare i pazienti a più alto rischio è un principio classico della sanità pubblica quando le risorse sono limitate. Identificare chi trae il maggior beneficio clinico richiede però parametri condivisi, che vanno oltre il solo indice di massa corporea e includono le malattie associate e il loro grado di gravità.
Il legame tra condizione socioeconomica e obesità è documentato: le fasce più svantaggiate tendono ad avere un rischio maggiore e un accesso più difficile alle cure. Come bilanciare criteri clinici ed economici nella rimborsabilità è però una scelta che spetta alle politiche sanitarie, non alla sola evidenza medica.
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