Demenza: l’incredibile legame con lo zucchero che mangiavi da piccolo

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Quello che mangiamo da adulti occupa spesso tutta l’attenzione, mentre i primi mesi di vita restano sullo sfondo. Eppure è proprio lì, tra gravidanza e primissima infanzia, che l’organismo costruisce basi che possono farsi sentire molto più tardi. Un nuovo studio ha provato a guardare lontano nel tempo e ha trovato un legame interessante tra minore esposizione allo zucchero nei primi 1.000 giorni e un rischio più basso di demenza in età avanzata.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Che cosa ha studiato davvero

I ricercatori hanno sfruttato una sorta di “esperimento naturale”. Hanno analizzato persone nate nel Regno Unito attorno alla fine del razionamento dello zucchero, un cambiamento storico che ha creato differenze nette nell’esposizione allo zucchero tra chi era in gravidanza o nei primi anni di vita prima o dopo quella data.

L’idea era semplice: verificare se chi aveva vissuto una restrizione dello zucchero nel periodo che va dal concepimento ai 2 anni presentasse, molti decenni dopo, differenze nel rischio di demenza. Sono stati esaminati i dati di oltre 64 mila adulti, distinguendo tra chi era stato esposto al razionamento solo in utero, in utero più il primo anno di vita, oppure fino ai 2 anni, e chi invece non lo era stato.

I risultati principali

Rispetto alle persone non esposte al razionamento, quelle che avevano avuto meno zucchero durante la gravidanza e nel primo anno di vita mostravano un rischio più basso di demenza nel corso della vita adulta. Un’associazione simile, in alcuni casi un po’ più marcata, emergeva anche per chi era stato esposto fino ai 2 anni.

C’è un altro dato che colpisce: quando la demenza compariva, tendeva a manifestarsi più tardi. Lo slittamento medio era di circa 2 anni e mezzo per la demenza nel complesso, con valori simili anche per alcune forme specifiche.

In un sottogruppo di partecipanti sottoposti a risonanza magnetica e test cognitivi, chi era stato esposto a meno zucchero nella prima infanzia mostrava anche indicatori cerebrali più favorevoli, come maggiore volume di sostanza grigia e minori segni di danno della sostanza bianca. Anche alcune prestazioni cognitive, come velocità di elaborazione e ragionamento, risultavano migliori.

Perché può interessarti nella vita quotidiana

Il punto non è demonizzare lo zucchero in assoluto, né pensare che un singolo alimento decida da solo il destino del cervello. Il messaggio più realistico è un altro: le abitudini nutrizionali molto precoci possono avere effetti di lunga durata.

Questo può interessare chi sta pensando a una gravidanza, chi è in attesa o chi si occupa dell’alimentazione di bambini piccoli. In una fase in cui il cervello è in rapido sviluppo, un eccesso di zuccheri aggiunti potrebbe non essere neutro. Lo studio suggerisce che limitarli in quel periodo potrebbe avere benefici che vanno oltre il peso o i denti.

C’è anche un possibile indizio sul “come”: una parte del legame osservato sembrava passare attraverso diabete di tipo 2 e ipertensione, due condizioni note per aumentare il rischio cardiovascolare e cerebrale.

Che cosa non possiamo concludere

Qui serve prudenza. Questo è uno studio osservazionale, non una prova definitiva di causa-effetto. In altre parole, mostra un’associazione, ma non dimostra che la sola riduzione dello zucchero nei primi anni prevenga direttamente la demenza.

C’è anche il problema del contesto storico. Il razionamento non cambiava solo lo zucchero: poteva influenzare in modo più ampio dieta, stili di vita e condizioni sociali. Anche se le analisi hanno cercato di tenere conto di molti fattori, una parte della differenza potrebbe dipendere da elementi non misurati.

Che cosa portare a casa

La conclusione più utile, per ora, è sobria: evitare eccessi di zuccheri aggiunti in gravidanza e nella prima infanzia è una scelta sensata per diversi motivi di salute, e questo studio aggiunge un possibile tassello anche per il cervello che invecchia.

Non basta però un singolo lavoro per trasformare questa osservazione in una regola assoluta o in una garanzia contro la demenza. Per la vita quotidiana, il messaggio più affidabile resta quello di puntare su un’alimentazione semplice, poco ricca di prodotti molto zuccherati, dentro un quadro più ampio che comprende anche sonno, movimento e salute cardiometabolica.

Fonte scientifica

Paper originale: Association of Sugar Restriction in Utero Through Age 2 Years on Dementia Risk Later in Life.
Rivista: Neurology
DOI: 10.1212/WNL.0000000000218313

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