Durante una gravidanza le domande si accumulano: il bambino cresce come dovrebbe, la pressione è nella norma, gli esami vanno bene. Quasi tutte riguardano il presente o i mesi che mancano al parto. Molto più raro è chiedersi se ciò che accade nella placenta possa lasciare tracce visibili anni dopo, magari sui banchi di scuola. Un nuovo studio prova ad avvicinarsi proprio a questa domanda e ipotizza un legame tra il funzionamento della placenta e il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, conosciuto come ADHD.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cosa hanno cercato i ricercatori
La placenta è l’organo che collega madre e feto e porta al bambino ossigeno e nutrienti. Per farlo ha bisogno di una rete di vasi sanguigni efficiente. Una delle proteine che contribuiscono a costruirla si chiama fattore di crescita placentare, abbreviato PlGF. Il suo livello nel sangue della madre offre un’indicazione indiretta di come sta lavorando la placenta, e in alcuni contesti viene già usato per valutare il rischio di preeclampsia, cioè l’aumento della pressione in gravidanza associato a sofferenza di alcuni organi.
Si tratta di uno studio di coorte: i ricercatori hanno seguito un gruppo di gravidanze, hanno misurato il PlGF nei diversi trimestri e in seguito hanno verificato quali bambini avessero ricevuto una diagnosi di ADHD.
Che cosa è emerso
Secondo quanto riportato, l’analisi ha riguardato 176 gravidanze. Nel terzo trimestre i livelli più bassi di PlGF si accompagnavano a una probabilità maggiore che il bambino ricevesse più avanti una diagnosi di ADHD. In termini statistici, a ogni calo pari a una deviazione standard (una misura di quanto un valore si allontana dalla media) corrispondeva una probabilità circa due volte e mezzo più alta.
Nel primo e nel secondo trimestre non sono emerse differenze. Un’altra proteina legata ai vasi, l’endotelina-1, non distingueva i due gruppi. Il legame restava presente anche tenendo conto di complicanze note come la preeclampsia, la crescita ridotta del feto e il parto molto prematuro.
Perché è interessante e perché serve prudenza
Le cause dell’ADHD sono ancora comprese solo in parte. Si sa che la componente genetica pesa molto, ma resta spazio per fattori che agiscono prima della nascita. L’idea che piccole differenze nel funzionamento della placenta possano influire sullo sviluppo del cervello è un’ipotesi plausibile, e merita di essere esplorata.
Questo risultato però mostra un’associazione e non una relazione di causa ed effetto. Non sappiamo se un PlGF basso contribuisca davvero all’ADHD o se sia soltanto il segnale di altri fattori, genetici o ambientali, che lo studio non ha misurato. Il campione è piccolo e proviene da un solo centro, e gli stessi autori descrivono i dati come preliminari. Prima di trarre conclusioni servono studi su popolazioni più ampie e diverse.
Che cosa puoi portare a casa
Oggi non esiste un test in gravidanza in grado di prevedere l’ADHD, e questo studio non ne propone uno. Se sei in attesa, non ha senso chiedere questo esame con lo scopo di conoscere il futuro del tuo bambino, né preoccuparti se in passato ti è stato misurato un valore basso. Un singolo indicatore non decide lo sviluppo di una persona.
Ricorda anche che il funzionamento della placenta non dipende dalla tua volontà, quindi non c’è nulla di cui sentirsi in colpa. Ciò che resta utile è quello che vale già: seguire i controlli previsti in gravidanza e, dopo la nascita, parlare con il pediatra se qualcosa nello sviluppo di tuo figlio ti lascia dei dubbi. Per ora questa ricerca aiuta a capire meglio come si forma il cervello prima della nascita. Non è ancora uno strumento da usare nelle decisioni di tutti i giorni.
Fonte scientifica
Paper originale: Placental Growth Factor Trajectories During Pregnancy and Child ADHD
Rivista: JAMA Psychiatry
DOI: 10.1001/jamapsychiatry.2026.2336
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