Passi ore seduto? No, tra divano e ufficio non è la stessa cosa

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Passare molte ore seduti è ormai parte della vita di tante persone. Ma stare seduti non significa sempre fare la stessa cosa. C’è differenza tra una serata passata davanti alla tv e un lavoro d’ufficio che richiede attenzione, decisioni e memoria? Un nuovo studio suggerisce di sì, almeno quando si guarda alla salute del cervello molti anni dopo.

Che cosa ha studiato

I ricercatori hanno seguito 1.712 adulti per un periodo molto lungo, circa 24 anni. All’inizio dello studio i partecipanti erano di mezza età e hanno riferito con quale frequenza guardavano la televisione e quanto stavano seduti al lavoro. Molti anni dopo, in età più avanzata, sono stati sottoposti a risonanza magnetica cerebrale.

L’obiettivo era capire se diversi tipi di sedentarietà fossero associati a differenze nella struttura del cervello. In particolare, gli studiosi hanno valutato il volume di varie aree cerebrali e la presenza di alterazioni della sostanza bianca, chiamate iperintensità della sostanza bianca, che sono considerate un segno di danno vascolare cerebrale e tendono ad aumentare con l’età.

I risultati principali

Il dato più netto riguarda la televisione. Chi riferiva di guardarla molto spesso a metà vita mostrava, decenni dopo, una maggiore quantità di alterazioni della sostanza bianca e volumi più piccoli in alcune aree del cervello, soprattutto frontali e occipitali. C’era anche un segnale in regioni considerate vulnerabili nei processi legati al declino cognitivo.

Il quadro era diverso per chi passava più tempo seduto sul lavoro. In questo caso l’associazione andava nella direzione opposta: meno alterazioni della sostanza bianca e volumi cerebrali più grandi in alcune regioni. Questi legami sono rimasti anche dopo aver tenuto conto del livello di attività fisica, un punto importante perché suggerisce che il tema non è solo “muoversi di più o di meno”.

C’è però una sfumatura rilevante: alcune associazioni erano più evidenti negli uomini, mentre nelle donne risultavano più deboli o assenti.

Perché può interessarti nella vita quotidiana

Il messaggio più utile è che non tutto il tempo seduto è uguale. Un’attività passiva, come guardare la tv per molte ore, potrebbe avere implicazioni diverse rispetto a un’attività sedentaria che coinvolge il cervello, come leggere, lavorare, scrivere o risolvere problemi.

Questo non significa che stare seduti a lavorare “faccia bene” di per sé, né che la tv sia da demonizzare. Significa piuttosto che, quando pensi alle tue abitudini, può avere senso chiederti come passi il tempo sedentario, non solo quanto sei sedentario.

Che cosa non possiamo concludere

Lo studio è osservazionale, quindi mostra associazioni ma non dimostra un rapporto di causa-effetto. Non possiamo dire con certezza che la televisione abbia causato quei cambiamenti cerebrali. È possibile che entrino in gioco anche altri fattori, come salute generale, istruzione, abitudini di vita o condizioni già presenti ma non misurate del tutto.

C’è anche un limite pratico importante: i dati su tv e sedentarietà lavorativa erano autoriportati, quindi basati sul ricordo dei partecipanti, e descrivevano la frequenza più che la durata reale. Inoltre non c’erano immagini del cervello all’inizio dello studio, quindi non sappiamo com’era la situazione di partenza.

Che cosa portare a casa

Per ora la conclusione più ragionevole è prudente: se puoi, vale la pena ridurre il tempo passivo davanti agli schermi, soprattutto quando diventa un’abitudine quotidiana prolungata. Al suo posto, attività sedentarie ma mentalmente più attive potrebbero essere una scelta migliore per il cervello che invecchia.

Resta valido anche il quadro più ampio: movimento regolare, sonno adeguato, controllo dei fattori di rischio cardiovascolare e stimolazione mentale restano pilastri solidi della salute cerebrale. Questo studio aggiunge un tassello interessante, ma da solo non basta per trasformare un singolo comportamento in una regola assoluta.

Fonte scientifica

Paper originale: Associations of distinct sedentary behaviors with cortical, subcortical, and white matter hyperintensity volumes: Evidence from the ARIC study
Rivista: Alzheimer s & Dementia
DOI: 10.1002/alz.71582

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