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La notizia in breve
Nel 2025, nei 254 laboratori di emodinamica italiani sono state eseguite oltre 520mila procedure di cardiologia interventistica, tra cui coronarografie, angioplastiche, trattamenti dell’infarto o correzione dei difetti cardiaci. Il dato è emerso al congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (Gise) e della Fondazione Gise a Milano, incentrato sul tema dei dati sanitari.
Secondo i dati presentati, la coronarografia è la procedura più eseguita con 318.121 interventi, seguita dall’angioplastica con 160.035 interventi. In aumento gli interventi percutanei sulle valvole: 14.409 Tavi per la sostituzione della valvola aortica, 2.251 riparazioni o sostituzioni della valvola mitrale e 592 trattamenti sulla tricuspide. A questi si sommano 4.690 chiusure del forame ovale pervio, 2.688 chiusure dell’auricola sinistra e più di 42 mila procedure diagnostiche, di imaging intracoronarico e valutazione funzionale.
Il presidente Gise Alfredo Marchese, direttore dell’Unità di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Santa Maria di Bari, ha commentato: “La cardiologia interventistica rappresenta una disciplina giovane e in evoluzione travolgente, dove le tecniche mini-invasive consentono di trattare patologie complesse senza aprire il torace, garantendo terapie salvavita ampiamente diffuse anche nei centri pubblici dell’intero territorio nazionale”.
“La vera forza di questo enorme patrimonio informativo”, ha concluso Marchese, “sta nel dimostrare che quello che si fa ogni giorno nelle sale di emodinamica è corroborato dalla corretta pratica clinica, verificando che un paziente trattato in un ospedale italiano riceva la medesima qualità e la stessa aderenza alle linee guida europee di chi viene curato a Parigi o Londra”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Cosa si fa in una sala di emodinamica
La cardiologia interventistica tratta il cuore dall’interno dei vasi sanguigni. Attraverso una piccola puntura, di solito a un’arteria del polso o dell’inguine, si introduce un catetere sottile che, guidato dai raggi X, raggiunge il cuore. Da qui si possono fare diagnosi, riaprire arterie o intervenire sulle valvole senza aprire il torace.
La coronarografia è l’esame di base: un mezzo di contrasto iniettato nelle arterie coronarie, quelle che nutrono il muscolo cardiaco, ne rende visibili restringimenti e occlusioni. Quando serve, si procede con l’angioplastica: un palloncino dilata il tratto ristretto e, nella grande maggioranza dei casi, si lascia una piccola rete metallica, lo stent, che mantiene il vaso aperto. Nell’infarto acuto questa procedura è il trattamento di riferimento, perché il danno al muscolo cresce con ogni minuto in cui l’arteria resta chiusa.
Valvole e altre strutture del cuore
La Tavi sostituisce la valvola aortica ristretta, la stenosi aortica tipica dell’età avanzata, con una protesi portata in sede tramite catetere. Nata per i pazienti troppo fragili per la cardiochirurgia, ha esteso nel tempo le proprie indicazioni. La scelta tra via percutanea e chirurgica viene di solito discussa da un gruppo multidisciplinare di cardiologi e cardiochirurghi, valutando età, condizioni generali e anatomia. Per le valvole mitrale e tricuspide le tecniche percutanee sono più recenti; per la tricuspide, in particolare, le prove sui benefici a lungo termine sono ancora in via di consolidamento.
La chiusura del forame ovale pervio, una piccola comunicazione tra gli atri che in molte persone resta aperta dalla vita fetale senza dare disturbi, trova un’indicazione riconosciuta in pazienti selezionati che hanno avuto un ictus senza altra causa individuabile. La chiusura dell’auricola sinistra, una piccola tasca dell’atrio dove nella fibrillazione atriale tendono a formarsi coaguli, è un’opzione per chi non può assumere a lungo i farmaci anticoagulanti.
Le procedure di imaging intracoronarico e di valutazione funzionale servono a capire se un restringimento limita davvero il flusso di sangue e a ottimizzare il posizionamento dello stent. Contribuiscono così a evitare sia interventi non necessari sia trattamenti incompleti.
Il valore e i limiti dei registri
Raccogliere in modo sistematico i dati delle procedure permette di monitorare volumi, distribuzione sul territorio e aderenza alle raccomandazioni internazionali. Si tratta però di dati osservazionali: descrivono quanto e come si interviene, mentre per valutare gli esiti clinici occorrono informazioni sul decorso dei pazienti nel tempo. La loro affidabilità dipende inoltre dalla completezza della raccolta.
Ciò che lo stent non fa
Una procedura riapre un’arteria o ripara una valvola, ma non arresta l’aterosclerosi, il processo che deposita placche nelle pareti dei vasi. Il consenso clinico è solido nel ritenere decisivi il fumo, l’ipertensione, il colesterolo elevato, il diabete, la sedentarietà e il sovrappeso, sia per prevenire il primo evento sia per ridurre le recidive. Per questo, dopo un intervento coronarico, la prevenzione secondaria, fatta di stile di vita e aderenza alle terapie prescritte, resta parte integrante della cura.
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