Forse ti è capitato di leggere che il segreto per invecchiare bene starebbe nella capacità delle cellule di fare pulizia al proprio interno, e che questa capacità si spegnerebbe poco a poco con gli anni. È un’idea intuitiva e anche rassicurante, perché indica un bersaglio semplice: stimolare la pulizia per rallentare il declino. Un nuovo studio condotto su persone invita a guardare il quadro con più attenzione e mostra una realtà meno lineare di come viene spesso raccontata.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cosa hanno cercato i ricercatori
L’autofagia è il sistema con cui le cellule smontano componenti danneggiati o inutili e ne riutilizzano i materiali. Molti studi su animali indicano che si indebolisce con l’età, ma le misure dirette nell’uomo sono poche. I ricercatori hanno coinvolto adulti sani, dai vent’anni fino a oltre i settanta, e da ciascuno hanno ricavato tre tipi di cellule: cellule della pelle, globuli bianchi del sangue e neuroni ottenuti in laboratorio a partire dalle cellule cutanee. Hanno poi valutato due aspetti distinti. Il primo è quanto fossero attivi i geni legati all’autofagia. Il secondo è quanto materiale le cellule riuscissero davvero a smaltire, il cosiddetto flusso autofagico.
Un quadro che cambia con sesso e tipo di cellula
Con l’età i geni dell’autofagia tendevano ad attivarsi di più, soprattutto nelle cellule della pelle. Questo però non si traduceva in un riciclo più efficiente: le due misure andavano ciascuna per conto proprio. Il riciclo effettivo seguiva andamenti diversi a seconda della cellula e del sesso. Nelle cellule cutanee degli uomini calava con gli anni, mentre in quelle delle donne restava stabile. Nei neuroni derivati da donne invece aumentava. Nei globuli bianchi diventava più variabile da persona a persona e tendeva a salire dopo i settant’anni. I diversi tipi di cellula, anche all’interno della stessa persona, non si muovevano insieme.
Più riciclo non significa sempre meglio
Il dato più inatteso riguarda chi aveva superato i settant’anni. In questo gruppo un’autofagia più intensa si accompagnava a una forma fisica peggiore: minore capacità aerobica, passo più lento, meno forza nella presa della mano. È un’associazione osservata su pochi partecipanti e non dimostra un rapporto di causa ed effetto. Gli autori ipotizzano che un riciclo elevato in età avanzata possa segnalare cellule sotto stress che cercano di compensare, più che un sistema in buona salute. È un’ipotesi plausibile, ancora tutta da verificare.
C’è anche un piccolo studio pilota. Cinque persone tra i 77 e gli 88 anni hanno seguito per tre mesi un programma di esercizio leggero per prevenire le cadute. In quattro di loro il riciclo nei globuli bianchi, inizialmente alto, si è ridotto, mentre le prove di mobilità sono migliorate. Il risultato va letto come uno spunto, non come una prova, perché i numeri sono minimi e manca un gruppo di confronto.
Cosa puoi portare a casa
Il messaggio principale è la cautela verso le semplificazioni. Se ti propongono un integratore o un regime alimentare per potenziare l’autofagia, sappi che oggi non sappiamo quanta ne serva, in quali tessuti, né se aumentarla sia sempre utile.
Resta solido ciò che sappiamo da molte altre ricerche: muoversi con regolarità, anche a intensità moderata e adattata alle proprie condizioni, aiuta a conservare forza ed equilibrio con l’età. Questo vale a prescindere da ciò che accade all’autofagia. Conviene parlarne con il medico prima di iniziare un nuovo programma, soprattutto in età avanzata o se hai problemi di salute.
I limiti da tenere a mente
I partecipanti erano volontari che si dichiaravano sani, quindi i risultati non si estendono automaticamente a chi convive con malattie croniche. Sono stati studiati solo tre tipi di cellule, alcune prodotte in laboratorio, e i gruppi erano piccoli, specie tra gli ultrasettantenni. I metodi usati non dicono che cosa venga riciclato né con quale qualità. Servono studi più ampi prima di trarre conclusioni pratiche.
Fonte scientifica
Paper originale: Autophagy Flux Is Remodeled Sex‐ and Cell Type‐Specifically During Human Aging, and Is Linked to Reduced Physical Function in Older Adults
Rivista: Aging Cell
DOI: 10.1111/acel.70734
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.