Quando si parla di tumori, l’idea di usare un batterio come trattamento può sembrare controintuitiva. Eppure la ricerca sta esplorando anche questa strada: non per “riequilibrare la flora intestinale” in senso generico, ma per capire se alcuni microrganismi possano colpire selettivamente il tessuto tumorale. Un nuovo studio va in questa direzione e prende spunto da una fonte insolita, il microbioma intestinale di anfibi e rettili.

Che cosa ha studiato davvero
I ricercatori hanno isolato diversi batteri dall’intestino di alcune specie animali e hanno poi selezionato quelli con caratteristiche più adatte a un possibile uso terapeutico. Il candidato più promettente è risultato un ceppo chiamato Ewingella americana.
Il test principale è stato condotto in topi con tumori del colon impiantati sotto la pelle. Gli animali hanno ricevuto una singola iniezione endovenosa del batterio, cioè direttamente nel sangue, quando il tumore aveva già raggiunto una certa dimensione. Non si tratta quindi di uno studio su persone e neppure di un intervento dietetico o probiotico nel senso comune del termine.
I risultati più interessanti
Nel modello usato, questo batterio ha mostrato un’attività antitumorale molto marcata. I dati riportano una regressione completa del tumore in tutti gli animali trattati con il ceppo selezionato, con una sopravvivenza più lunga rispetto ad altri trattamenti di confronto usati nello stesso esperimento.
C’è anche un altro aspetto notevole: i topi guariti hanno poi resistito a una nuova esposizione alle stesse cellule tumorali. Questo suggerisce la presenza di una memoria immunitaria, cioè una risposta del sistema immunitario capace di riconoscere e contrastare di nuovo quel tumore.
Gli esperimenti indicano due possibili meccanismi d’azione. Da un lato il batterio tende ad accumularsi nel tumore, soprattutto nelle aree povere di ossigeno, e qui può danneggiare direttamente le cellule malate. Dall’altro sembra attivare una risposta immunitaria con il coinvolgimento di neutrofili, linfociti T e cellule B, cioè diverse componenti delle difese dell’organismo.
Perché può interessarti
Per una persona comune, la notizia conta soprattutto per quello che rappresenta: nuove idee terapeutiche per i tumori solidi, specialmente quando le cure esistenti non funzionano abbastanza. È anche un promemoria utile sul fatto che la biodiversità microbica contiene risorse ancora poco conosciute.
Ma il messaggio pratico non è “i batteri curano il cancro”. Questo studio non giustifica l’uso fai da te di probiotici, fermenti o altri prodotti. Qui si parla di un microrganismo specifico, somministrato in condizioni sperimentali controllate e con un obiettivo molto diverso da quello dei comuni integratori.
I limiti da tenere bene a mente
Il punto più importante è che siamo in una fase preclinica. I risultati riguardano topi, non esseri umani. Un effetto molto forte negli animali non garantisce che lo stesso accada nelle persone, né che sia sicuro allo stesso modo.
C’è poi un limite rilevante: la dose efficace era anche vicina alla dose massima tollerata. A dosi più alte si è osservata mortalità acuta, quindi il margine di sicurezza appare stretto. Gli autori segnalano comunque che il batterio era sensibile ad antibiotici già disponibili, un possibile elemento di controllo in caso di problemi.
Che cosa ci si può portare a casa
La lezione più ragionevole è questa: la ricerca sui tumori non passa solo da farmaci tradizionali o immunoterapia classica, ma anche da strategie biologiche nuove e ancora sperimentali. Questo studio offre un segnale interessante, non una cura pronta.
Per ora il risultato va letto come una prova di concetto: un batterio naturale può, in un modello animale specifico, localizzarsi nel tumore, danneggiarlo e mobilitare il sistema immunitario. Prima di parlare di applicazioni cliniche serviranno conferme, studi di sicurezza molto più solidi e test in contesti più vicini alla realtà umana.
Fonte scientifica
Paper originale: Discovery and characterization of antitumor gut microbiota from amphibians and reptiles: Ewingella americana as a novel therapeutic agent with dual cytotoxic and immunomodulatory properties
Rivista: Gut Microbes
DOI: 10.1080/19490976.2025.2599562
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