La notizia in breve
Lo scorso anno il 53% delle richieste di aiuto arrivate a Telefono Amico è giunto da persone con meno di 35 anni. Il dato è stato reso noto da Telefono Amico Italia in vista della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio del 10 settembre, ponendo l’accento sulla necessità di cogliere precocemente i segnali di disagio.
La neuropsichiatra Michela Gatta ha spiegato che negli ultimi 5 anni si registra tra i giovani un aumento di manifestazioni di sofferenza psichica correlate alla suicidalità, quali disregolazione emotiva, ansia, depressione, autolesionismo, ideazione suicidaria e accessi ai servizi. Nelle strutture specialistiche di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, questi quadri costituiscono una delle cause più frequenti di urgenza ed emergenza. Sul benessere psichico incidono isolamento, solitudine, conflitti familiari, fragilità emotiva, un uso poco sano dei social, la pressione a dare sempre il massimo e il bullismo.
Gatta ha indicato che la prevenzione consiste nell’intercettare tempestivamente il malessere, prestando attenzione a cambiamenti evidenti e persistenti sul piano emotivo, comportamentale e sociorelazionale. Tra i segnali da non trascurare figurano calo ingiustificato del rendimento a scuola, irritabilità o tristezza marcate, perdita di interessi, giudizi negativi su se stessi, isolamento, lesioni autoinflitte, donazione o riordino improvviso di oggetti personali, abuso di alcol o sostanze e riferimenti alla morte come soluzione. Per genitori, insegnanti e coetanei l’indicazione è di considerare con serietà ogni cambiamento improvviso, anche in caso di minimizzazione da parte del giovane.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Il disagio suicidario nei giovani
La quota di richieste di aiuto provenienti da persone sotto i 35 anni segnala quanto la sofferenza psicologica possa riguardare anche adolescenti e giovani adulti. Ideazione suicidaria, autolesionismo e tentativi di suicidio non sono però fenomeni equivalenti: possono intrecciarsi, ma richiedono valutazioni cliniche distinte.
Il comportamento suicidario raramente dipende da una sola causa. Disturbi dell’umore, ansia, difficoltà nella regolazione delle emozioni, uso di sostanze, esperienze traumatiche e conflitti relazionali possono concorrere in combinazioni diverse. Isolamento, bullismo, pressioni scolastiche o sociali e uso problematico delle piattaforme digitali possono aumentare la vulnerabilità, ma non permettono da soli di prevedere l’esito individuale.
Segnali da interpretare nel contesto
Cambiamenti persistenti dell’umore, perdita di interessi, ritiro dalle relazioni e peggioramento del funzionamento quotidiano possono indicare una sofferenza significativa. Anche le autolesioni meritano una lettura attenta: non implicano automaticamente l’intenzione di morire e possono servire a gestire emozioni percepite come intollerabili, ma si associano a una condizione di maggiore fragilità.
I riferimenti alla morte, la convinzione di non avere valore o di essere un peso e alcuni comportamenti insoliti di commiato assumono particolare rilievo quando compaiono insieme o rappresentano una rottura evidente rispetto al modo abituale di agire. Nessun singolo segnale consente una previsione certa, mentre la combinazione, l’intensità e la persistenza dei cambiamenti orientano la valutazione del rischio.
Prevenire significa creare possibilità di ascolto
La prevenzione non consiste soltanto nel riconoscere una lista di sintomi, ma nel rendere possibile l’espressione del dolore senza giudizio o minimizzazione. Parlare direttamente dei pensieri suicidari, in un contesto appropriato, non è considerato un modo per indurli: può invece permettere di chiarire la natura della sofferenza e la presenza di un pericolo immediato.
L’inquadramento clinico considera lo stato emotivo, l’eventuale presenza di un progetto suicidario, l’impulsività, le condizioni psichiatriche associate e le risorse disponibili nella famiglia e nell’ambiente sociale. La presa in carico può comprendere interventi psicologici, familiari, educativi e medici, modulati sul singolo caso. Il punto centrale è che la suicidalità è un processo dinamico, non un’etichetta immutabile: il rischio può oscillare e la prevenzione richiede continuità, coordinamento e attenzione ai cambiamenti nel tempo.
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