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La notizia in breve
I test rapidi sulle urine impiegati per individuare il fentanyl possono, in determinate circostanze, fornire esiti positivi anche in assenza della sostanza, in particolare per effetto di terapie a base di risperidone. Lo rileva uno studio del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto superiore di sanità (Iss), pubblicato sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine.
L’indagine ha preso avvio dopo che, in alcuni servizi di salute mentale, diversi pazienti erano risultati positivi al fentanyl ai test rapidi, smentiti però da successive e più precise analisi di laboratorio. Identificati nei campioni il risperidone e l’acido valproico, i ricercatori hanno condotto un esperimento aggiungendo le due sostanze a campioni di urina: i test hanno segnalato erroneamente la presenza di fentanyl quando era presente il risperidone, anche in associazione con l’acido valproico.
“Il fenomeno si chiama cross-reattività: il test può confondere una sostanza con un’altra e segnalare una positività che, in realtà, non corrisponde alla presenza del fentanyl”, affermano le coautrici dello studio Manuela Pellegrini ed Annagiulia di Trana, del Centro Nazionale Dipendenze e Doping. Un aspetto importante, osservano, “è che questa interferenza è stata osservata a una concentrazione di risperidone compatibile con quella di persone che assumono il farmaco a scopo terapeutico”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Come funzionano i test rapidi
I test rapidi sulle urine si basano per lo più su un principio immunologico: contengono anticorpi progettati per legarsi a una determinata molecola, o a una parte della sua struttura, e generare un segnale visibile. Sono strumenti pensati per lo screening: economici, veloci, utilizzabili senza un laboratorio attrezzato.
Il loro limite intrinseco è la specificità. Un anticorpo non “legge” la molecola nella sua interezza, ma ne riconosce alcune porzioni. Se un’altra sostanza presenta caratteristiche chimiche sufficientemente simili, o interferisce comunque con la reazione, il test può segnalare una positività che non corrisponde alla sostanza cercata. È la cross-reattività descritta nella notizia, un fenomeno noto per diverse classi di test rapidi e per numerosi farmaci di uso comune.
Screening e conferma
Per questa ragione, in ambito clinico e tossicologico, il risultato di un test rapido è considerato presuntivo. La conferma si ottiene con tecniche di laboratorio più sofisticate, come la cromatografia associata alla spettrometria di massa, che identificano le molecole in base alle loro proprietà fisiche e permettono di distinguere con precisione una sostanza dall’altra.
Il percorso in due tempi, prima lo screening e poi la conferma, è il modello consolidato. Nella pratica, però, il test rapido viene talvolta usato come risposta definitiva, soprattutto quando servono decisioni immediate o le risorse di laboratorio sono limitate.
Perché il contesto conta
Il risperidone è un antipsicotico e l’acido valproico uno stabilizzatore dell’umore e antiepilettico: farmaci impiegati con frequenza nei servizi di salute mentale, spesso per periodi prolungati. Il dato rilevante segnalato dalle ricercatrici è che l’interferenza compare a concentrazioni terapeutiche, cioè nelle condizioni ordinarie di cura e non solo in situazioni eccezionali.
Un falso positivo al fentanyl, un oppioide sintetico molto potente, può avere ricadute concrete: sul piano clinico, perché può orientare scelte terapeutiche o di monitoraggio; sul piano relazionale, perché può incrinare la fiducia tra paziente e curanti, in contesti in cui l’alleanza terapeutica è parte integrante della cura.
Cosa resta da chiarire
Il fenomeno è stato osservato su campioni allestiti in laboratorio dopo segnalazioni nei servizi. Restano aperte alcune questioni: se l’interferenza riguardi tutti i dispositivi in commercio o solo alcuni, quali siano i meccanismi molecolari precisi e se altri farmaci della stessa famiglia producano effetti analoghi. In assenza di queste risposte, il principio generale resta quello già acquisito: un test rapido positivo va interpretato alla luce delle terapie in corso e confermato con metodi analitici di riferimento.
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