Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti
La notizia in breve
In Italia circa 3,8 milioni di persone convivono con il diabete, pari al 6,4% della popolazione complessiva e al 7,5% della popolazione adulta. Oltre il 90% dei casi riguarda il diabete di tipo 2. Negli ultimi 20 anni la patologia è aumentata del 23%, accompagnata da una maggiore complessità assistenziale legata a prevenzione cardiovascolare, innovazione e presa in carico integrata. Il quadro emerge dalla 19/ma edizione dell’Italian Barometer Diabetes Report 2026, elaborato da ricercatori di Ibdo Foundation, Istat, Coresearch, BHAVE Health Ecosystem Institute, Osservatorio sulla salute bene comune e Planetary Health Inner Circle, presentato al Senato su iniziativa di Daniela Sbrollini (Iv) in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili e l’Università di Roma Tor Vergata, con il contributo non condizionato di Novo.
Il rapporto segnala una crescita della prevalenza dal 4,2% del 2005 al 5,4% del 2015, fino al 6,4% del 2025, pari a un incremento del 52% che si attesta al 23% al netto dell’invecchiamento della popolazione. Si stima inoltre che oltre un milione di persone abbia la malattia senza saperlo.
Sui risultati del rapporto, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato che “Il diabete è oggi una delle patologie croniche più diffuse in Italia” ed “È una malattia silenziosa, ma che ha un impatto profondo sulla vita dei pazienti e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”. Il presidente di Ibdo Foundation, Paolo Sbraccia, ha dichiarato che “La diabetologia sta attraversando una profonda evoluzione. Il controllo della glicemia resta fondamentale, ma oggi l’obiettivo è più ampio: prevenire le complicanze, proteggere gli organi e gestire in modo integrato il rischio cardiovascolare, renale e metabolico nel lungo periodo”. Daniela Sbrollini ha affermato che diabete, obesità e patologie cardiovascolari sono condizioni connesse e che affrontarle con percorsi separati comporta il rischio di frammentare la presa in carico e perdere opportunità di prevenzione.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Perché il diabete di tipo 2 è in aumento
Il diabete di tipo 2, che rappresenta la quasi totalità dei casi, nasce da due difetti che si sommano: l’insulino-resistenza, cioè la ridotta risposta dei tessuti all’insulina, e un progressivo esaurimento delle cellule del pancreas che la producono. Il rischio cresce con l’età, con l’eccesso di peso (soprattutto il grasso addominale), con la sedentarietà e con la familiarità.
Il divario tra l’aumento grezzo della prevalenza e quello corretto per l’età mostra che l’invecchiamento della popolazione spiega una parte rilevante della crescita, ma non tutta. La quota residua è coerente con la diffusione di sovrappeso e inattività fisica.
Una malattia che può restare nascosta
Per anni la glicemia elevata può non dare alcun disturbo. I sintomi classici, come sete intensa, bisogno frequente di urinare e stanchezza, compaiono di solito quando i valori sono già marcatamente alterati. Per questo la diagnosi si basa su esami del sangue e una parte delle persone scopre la malattia tardi, talvolta quando alcune complicanze hanno già iniziato a svilupparsi.
Il dato sulle persone con diabete non diagnosticato va letto con cautela: si tratta di una stima, ricavata con metodi indiretti, e non di un conteggio.
Dalla glicemia alla protezione degli organi
L’eccesso cronico di zucchero nel sangue danneggia i vasi sanguigni. Colpisce i piccoli vasi di retina, reni e nervi e accelera l’aterosclerosi delle arterie di cuore, cervello e arti inferiori. Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nelle persone con diabete.
Per questo la gestione clinica si è allargata. Oltre al controllo glicemico, comprende pressione arteriosa, colesterolo, fumo, peso corporeo e funzione renale, condizioni che si influenzano a vicenda e che oggi vengono spesso considerate insieme come rischio cardio-renale-metabolico. Alcune classi di farmaci più recenti hanno mostrato benefici su cuore e reni che vanno oltre l’effetto sulla glicemia, e questo ha contribuito a spostare l’attenzione verso la protezione degli organi.
Il ruolo dello stile di vita
Su questo punto il consenso è solido. Alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e riduzione del peso in eccesso abbassano il rischio di passare dal prediabete al diabete e migliorano il controllo metabolico in chi è già malato.
Un calo di peso consistente può portare, in alcuni casi e soprattutto nelle fasi iniziali, alla remissione della malattia. Restano però incerte la durata di questa remissione nel lungo periodo e la sua variabilità da persona a persona.
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.