Diabete di tipo 2 a 13 anni: il ruolo di peso, sedentarietà e dieta

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La notizia in breve

Si registrano diagnosi di diabete di tipo 2 già tra i 13 e i 14 anni, rispetto a una manifestazione che fino a qualche decennio fa si attestava generalmente tra i 40 e i 50 anni. L’allarme è stato diffuso da Vito Amendolara, presidente dell’Osservatorio nazionale dieta mediterranea, nel corso della presentazione del convegno “La Bellezza Continua. Benessere globale e antiaging”, organizzato dalla dottoressa Maria Laura Vinciguerra e previsto il 6 e 7 novembre a Cetara.

Amendolara ha ricondotto il cambiamento alla diffusione dei prodotti ultraprocessati negli ultimi 15-20 anni, indicando la necessità di intervenire con la prevenzione primaria e l’educazione alimentare a partire dalla scuola primaria. A questo scopo è stato illustrato il progetto “Mediterraneamente”, rivolto alle classi terze e quarte elementari con il coinvolgimento di biologi nutrizionisti, docenti e famiglie.

Tra le iniziative dell’Osservatorio figura anche la Rete nazionale dei Ristoranti Messaggeri della Dieta Mediterranea, che propone menu a chilometro zero realizzati in collaborazione con il CREA e l’Università Vanvitelli. Amendolara ha inoltre segnalato il progressivo abbandono delle preparazioni domestiche a favore del delivery, dichiarando che “Non si cucina più: si chiama e il pasto arriva”.

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Che cos’è il diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2 nasce da una combinazione di due difetti: le cellule rispondono sempre meno all’insulina (insulino-resistenza) e il pancreas, dopo una fase di compenso, non riesce più a produrne abbastanza. Il risultato è un aumento cronico della glicemia che, nel tempo, danneggia vasi sanguigni, reni, occhi e nervi. A differenza del tipo 1, di origine autoimmune, il tipo 2 è legato in larga parte al peso corporeo, alla distribuzione del grasso e allo stile di vita, su una base di predisposizione familiare.

Perché compare negli adolescenti

Il principale fattore associato all’esordio in età giovanile è l’eccesso di peso, in particolare il grasso addominale, insieme alla sedentarietà e alla familiarità. La pubertà aggiunge un elemento fisiologico: in questa fase l’insulino-resistenza aumenta naturalmente per effetto degli ormoni della crescita, e in un organismo già sovraccarico può diventare il punto di rottura.

Nei ragazzi la malattia è spesso silenziosa per lungo tempo. Possono comparire sete intensa, bisogno frequente di urinare e stanchezza, ma talvolta l’unico segno visibile è un ispessimento scuro della pelle su collo o ascelle, legato all’insulino-resistenza. Distinguerla dal diabete di tipo 1, che pure colpisce i giovani, richiede esami specifici. Secondo il consenso clinico, quando esordisce in età giovanile il tipo 2 tende a progredire più rapidamente rispetto all’adulto, e le complicanze hanno più anni a disposizione per svilupparsi.

Alimenti ultraprocessati: cosa si sa

L’associazione tra consumo elevato di prodotti ultraprocessati e rischio metabolico è osservata con costanza. Le ipotesi sui meccanismi riguardano l’alta densità calorica, gli zuccheri e i grassi aggiunti, la scarsità di fibre e una minore capacità di dare sazietà, che favorisce il consumo eccessivo. Resta però oggetto di ricerca quanto pesi la lavorazione industriale in sé rispetto alla composizione nutrizionale complessiva della dieta e agli altri fattori che spesso la accompagnano, come sedentarietà e sonno insufficiente.

Prevenzione e trattamento

Sul fronte dei comportamenti le basi sono solide. Un’alimentazione ricca di verdure, legumi, cereali integrali e frutta, con prevalenza di grassi vegetali, il modello che caratterizza la dieta mediterranea, è associata a un migliore profilo metabolico. L’attività fisica regolare riduce l’insulino-resistenza indipendentemente dalla perdita di peso, e anche durata e qualità del sonno e tempo trascorso davanti agli schermi rientrano tra i fattori considerati.

Nei giovani il trattamento parte da interventi sullo stile di vita che coinvolgono l’intera famiglia, ai quali si affiancano farmaci quando il controllo della glicemia non è sufficiente. Gli interventi educativi in età scolare hanno una logica preventiva condivisa, anche se l’efficacia nel lungo periodo dipende in larga misura dalla continuità e dal contesto familiare e sociale in cui i bambini crescono.

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