A 117 anni con il corpo di una giovane? La scienza spiega il segreto

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Arrivare molto avanti con gli anni non significa per forza attraversare un lungo tratto di malattia e fragilità. È una possibilità rara, certo, ma proprio per questo i casi eccezionali attirano l’attenzione della ricerca: possono aiutare a capire perché alcune persone sembrano invecchiare sul calendario più che nel corpo. Un nuovo studio ha guardato da vicino una donna vissuta oltre i 117 anni, cercando indizi biologici di questa straordinaria resistenza.

Che cosa hanno studiato

I ricercatori hanno analizzato in modo molto ampio il profilo biologico di una supercentenaria, cioè una persona che supera i 110 anni. Non si sono limitati al DNA, ma hanno esaminato anche segnali legati a immunità, metabolismo, batteri intestinali e modifiche epigenetiche, cioè quei “segni” chimici che influenzano il funzionamento dei geni senza cambiarne la sequenza.

L’idea di fondo era semplice: capire come possa coesistere un’età anagrafica estremamente avanzata con l’assenza di molte malattie tipiche della vecchiaia. Per farlo, i dati della donna sono stati confrontati con quelli di gruppi di controllo più ampi e più giovani.

I risultati principali

Il quadro emerso è stato misto, ed è proprio questo l’aspetto più interessante. Da una parte c’erano chiari segni di invecchiamento cellulare. I telomeri, le strutture che proteggono le estremità dei cromosomi, erano molto corti. C’erano anche alterazioni di alcune cellule immunitarie e la cosiddetta ematopoiesi clonale, un fenomeno frequente con l’età in cui alcune cellule del sangue acquisiscono mutazioni e si espandono più delle altre.

Dall’altra parte, vari indicatori raccontavano una storia diversa. Il profilo metabolico mostrava bassa infiammazione e una gestione dei grassi nel sangue favorevole. Il microbiota intestinale aveva caratteristiche più vicine a quelle osservate in persone molto più giovani, con alta diversità batterica e abbondanza di bifidobatteri. Anche alcuni orologi epigenetici, usati per stimare l’età biologica, suggerivano un organismo “più giovane” dell’età reale.

C’erano poi varianti genetiche rare che potrebbero aver contribuito a proteggere funzioni importanti, anche se su questo punto si resta nel campo delle ipotesi plausibili, non delle certezze.

Perché può interessarti

Questo studio non dice che si possa “fermare” l’invecchiamento, né che esista una formula per vivere oltre i 110 anni. Ma mostra bene una distinzione utile anche nella vita quotidiana: età anagrafica ed età biologica non coincidono sempre.

Per una persona comune, il messaggio più realistico è che invecchiare non vuol dire automaticamente sviluppare tutte le malattie legate all’età. Contano molti fattori insieme: patrimonio genetico, ambiente, stile di vita, accesso alle cure e anche una quota di caso. Qui, per esempio, dieta mediterranea e consumo abituale di yogurt potrebbero aver avuto un ruolo nel microbiota, ma lo studio non può dimostrarlo.

Che cosa non possiamo concludere

Il limite maggiore è evidente: si tratta di un solo caso. Un’osservazione così rara può offrire spunti preziosi, ma non basta per trarre regole generali. Non sappiamo quanto ciascun fattore, dai geni al metabolismo fino ai batteri intestinali, abbia davvero pesato sulla longevità di questa persona.

C’è anche un altro punto importante: alcuni segni biologici apparivano molto anziani, altri più giovani. Quindi il messaggio non è che il corpo fosse “immune” all’età, ma che certi meccanismi di protezione sembravano aver compensato parte dell’usura.

Che cosa portare a casa

La lezione più sobria è questa: la salute in età avanzata dipende da un equilibrio complesso, non da un singolo marcatore o da un’abitudine miracolosa. Questo studio rafforza l’idea che infiammazione contenuta, buon metabolismo e microbiota favorevole possano accompagnarsi a un invecchiamento più sano. Ma non autorizza scorciatoie, test fai da te o promesse anti-età.

Per te, il punto pratico resta quello sostenuto da prove molto più solide di un singolo studio: curare sonno, alimentazione, attività fisica, fumo, alcol e controlli medici aiuta a proteggere gli anni di vita in buona salute. Non garantisce un record di longevità, ma è la strada più concreta per dare al corpo le condizioni migliori possibili.

Fonte scientifica

Paper originale: The multiomics blueprint of the individual with the most extreme lifespan
Rivista: Cell Reports Medicine
DOI: 10.1016/j.xcrm.2025.102368

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