Cosa succede davvero al cervello tra i 50 e i 75 anni?

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Ti sarà capitato di dimenticare un nome sulla punta della lingua o il motivo per cui sei entrato in una stanza. Dopo una certa età queste piccole distrazioni fanno subito pensare all’invecchiamento della mente, un processo che tendiamo ad associare agli anni più avanzati. Le trasformazioni biologiche che preparano il terreno ai cambiamenti cognitivi iniziano però molto prima, in modo silenzioso. Capire che cosa succede alle cellule cerebrali durante la mezza età aiuta a guardare alla salute neurologica non come a un interruttore che si spegne improvvisamente nella vecchiaia, ma come a un percorso graduale che attraversa tutta la vita adulta.

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Cosa accade nel centro della memoria

Un nuovo studio ha esplorato in profondità questi meccanismi analizzando tessuti cerebrali umani appartenenti a persone di diverse fasce d’età, coprendo l’intero arco della vita adulta. I ricercatori si sono concentrati sull’ippocampo, una struttura fondamentale per la formazione dei ricordi e l’apprendimento.

Anziché limitarsi a osservare quali geni fossero attivi o spenti nelle singole cellule, l’analisi ha esaminato anche l’organizzazione fisica del DNA. Per funzionare bene, il materiale genetico deve ripiegarsi in una precisa struttura tridimensionale, che permette alla cellula di leggere le istruzioni giuste al momento opportuno. I risultati mostrano che con il passare degli anni questa architettura subisce una progressiva erosione in diversi tipi di cellule, alterando i programmi di regolazione interna.

Il ricambio delle cellule di difesa e di supporto

Il dato più interessante riguarda ciò che i ricercatori hanno osservato nella fascia d’età compresa tra i 50 e i 75 anni. In questa finestra temporale la microglia residente, cioè la popolazione di cellule immunitarie presente nel cervello fin dallo sviluppo embrionale per difenderlo e ripulirlo, si riduce in modo marcato. Al suo posto compaiono nuove cellule simili ai monociti che circolano nel sangue periferico, dotate di caratteristiche più inclini a promuovere stati infiammatori.

Questo fenomeno si accompagna a un probabile indebolimento della barriera protettiva che isola il cervello dal resto del flusso sanguigno. C’è anche un altro cambiamento rilevante: con l’età diminuiscono sensibilmente gli astrociti, cellule di supporto essenziali che regolano la comunicazione tra i neuroni attraverso le sinapsi. L’invecchiamento dell’ippocampo segue quindi ritmi sia costanti sia concentrati in specifiche fasi di transizione.

Perché la cautela è indispensabile

Davanti a queste scoperte è naturale chiedersi se questo ricambio cellulare sia la causa diretta del declino della memoria o di patologie come l’Alzheimer. In realtà i dati attuali descrivono un’associazione biologica e non dimostrano un rapporto diretto di causa ed effetto. I ricercatori non sanno ancora perché le difese originarie si esauriscano a partire dai cinquant’anni, né se l’arrivo delle cellule derivate dal sangue provochi direttamente le malattie neurodegenerative o sia piuttosto una risposta del tessuto a un danno già presente.

Aggiungi che si tratta di un’analisi molecolare sui tessuti, che non misura le prestazioni cognitive quotidiane delle persone coinvolte. Non possiamo quindi tradurre automaticamente queste alterazioni microscopiche in una previsione sulla tenuta della tua memoria.

Cosa significa per la tua salute

Anche se questa ricerca di base non offre una pillola o un’azione specifica per bloccare il ricambio della microglia, lascia un messaggio prezioso sulla prevenzione. Sapere che tra i cinquanta e i settant’anni il cervello attraversa una fase di riorganizzazione così delicata conferma l’importanza di prendersi cura di sé ben prima della terza età.

Non puoi controllare direttamente il ripiegamento del tuo DNA, ma puoi influenzare l’ambiente generale del tuo organismo e la salute dei vasi sanguigni che nutrono e proteggono il tessuto cerebrale. Curare la pressione arteriosa, muoverti con regolarità, proteggere il sonno e seguire un’alimentazione equilibrata sono scelte quotidiane concrete, compatibili con i ritmi e le fatiche della vita reale, che sostengono il tuo cervello proprio nei decenni in cui lavora dietro le quinte per adattarsi al tempo che passa.

Fonte scientifica

Paper originale: Epigenetic and 3D genome reprogramming during the aging of the human hippocampus.
Rivista: Science (New York, N.Y.)
DOI: 10.1126/science.adt8307

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