Cibo da asporto: ecco perché i valori sul menu sono un’illusione

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Quando ordini da asporto, leggere il menu può dare l’idea di fare una scelta informata. Se stai cercando di limitare il sale per la pressione, per esempio, vedere un valore nutrizionale accanto a un piatto sembra rassicurante. Un nuovo studio suggerisce però che, almeno per alcuni cibi da take-away, quei numeri vadano presi come stime orientative più che come misure precise.

Che cosa ha studiato la ricerca

I ricercatori hanno voluto capire quanto fossero affidabili i valori di sodio dichiarati sui menu di cibi da asporto. Il sodio è il componente principale del sale da cucina e un consumo eccessivo è legato a un rischio più alto di ipertensione e malattie cardiovascolari.

Per verificarlo, hanno acquistato in forma anonima 39 prodotti da 23 locali di una città del Regno Unito, raccogliendo più campioni dello stesso alimento in settimane diverse. Poi hanno misurato in laboratorio il contenuto reale di sodio e lo hanno confrontato con quello riportato nei menu, quando disponibile.

Si tratta di uno studio trasversale, cioè una fotografia scattata in un momento preciso. Questo tipo di ricerca è utile per descrivere un problema, ma non serve a dimostrare cause o a dire che la situazione sia identica ovunque.

Che cosa è emerso

Il primo dato importante è la grande variabilità tra categorie di cibo e anche all’interno della stessa categoria. Alcuni prodotti contenevano poco sodio per 100 grammi, altri molto di più. Le pizze, per esempio, risultavano tra gli alimenti più salati in rapporto al peso. I curry mostravano le differenze maggiori tra una porzione e l’altra.

Conta anche la dimensione della porzione. In alcuni casi, una sola porzione arrivava a superare l’apporto giornaliero di sale raccomandato per un adulto. Questo è rilevante perché molte persone valutano il cibo in base al singolo pasto, non ai 100 grammi.

Il secondo dato chiave riguarda l’accuratezza delle etichette: per i prodotti con informazioni nutrizionali disponibili, quasi uno su due conteneva più sodio di quanto dichiarato. In alcuni casi tutti i campioni di uno stesso alimento superavano il valore indicato sul menu.

Perché interessa nella vita quotidiana

Per chi mangia fuori o ordina spesso, il messaggio è semplice: il numero sul menu può aiutarti a orientarti, ma non è una garanzia. Questo conta soprattutto se hai ricevuto indicazioni di limitare il sale, o se stai cercando di tenere sotto controllo pressione, gonfiore o abitudini alimentari.

Il problema non dipende per forza da un errore intenzionale. Nei locali, specialmente quelli indipendenti, le ricette possono cambiare da un giorno all’altro. Pesano porzioni non identiche, ingredienti diversi, quantità di salse e condimenti, mano del cuoco. Tutto questo rende difficile ottenere sempre lo stesso contenuto di sodio.

Che cosa possiamo davvero portare a casa

La lezione pratica non è smettere di ordinare cibo, ma usare un po’ di prudenza nell’interpretare i menu. Se vuoi ridurre il sale, può essere ragionevole preferire piatti più semplici, con meno salse e condimenti aggiunti, oppure scegliere opzioni in cui hai maggiore controllo su quanto sale mettere.

Ma sarebbe un errore trasformare questo singolo studio in una regola generale valida per tutti i ristoranti o per tutti i Paesi. Il campione era piccolo, riguardava una sola città e solo 17 prodotti avevano dati di menu confrontabili. Quindi i risultati sollevano un problema reale, ma non permettono di quantificarlo con precisione su larga scala.

Il punto più solido è questo: quando si parla di sale nei cibi da asporto, i valori dichiarati non sempre riflettono esattamente quello che finisce nel piatto. Per il consumatore comune, il modo più sensato di leggere questi dati è considerarli una bussola, non un contachilometri preciso.

Fonte scientifica

Paper originale: Variability in sodium content of takeaway foods: Implications for public health and nutrition policy
Rivista: PLoS ONE
DOI: 10.1371/journal.pone.0339339

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