Quando si parla di bambini e schermi, la domanda più comune è spesso: quanto tempo è troppo? Un nuovo studio invita però a guardare anche un altro aspetto, forse più vicino alla vita quotidiana delle famiglie: in quale fase della crescita l’esposizione potrebbe contare di più. È un tema che interessa molti genitori, perché tra video, tablet e televisione trovare un equilibrio realistico non è semplice, soprattutto nei primi anni e all’inizio della scuola.

Che cosa ha studiato la ricerca
I ricercatori hanno seguito nel tempo un gruppo di oltre 500 bambini, raccogliendo dai genitori informazioni sulle ore trascorse davanti agli schermi a 1 anno, 1 anno e mezzo, 2, 3, 6 e 8 anni. Più avanti, tra i 9 e i 10 anni e mezzo, hanno valutato due aspetti importanti dello sviluppo: il rendimento scolastico e la memoria di lavoro.
La memoria di lavoro è la capacità di tenere a mente informazioni per pochi secondi e usarle subito, per esempio quando un bambino segue istruzioni in più passaggi o fa un calcolo mentale. È una funzione utile nella scuola, ma anche nelle attività di tutti i giorni.
Si tratta di uno studio osservazionale: i ricercatori hanno cercato associazioni tra esposizione agli schermi e risultati successivi, ma questo tipo di studio non può dimostrare da solo un rapporto di causa-effetto.
I risultati principali
Nei dati iniziali, più tempo davanti agli schermi tra 1 e 8 anni era collegato in modo abbastanza costante a risultati peggiori nei test scolastici e cognitivi. Dopo le correzioni statistiche per tenere conto di altri fattori, il quadro si è fatto più sfumato, ma alcune associazioni sono rimaste.
In particolare, un maggior tempo di esposizione a 1 anno, a 1 anno e mezzo e a 6 anni risultava associato a un rendimento scolastico un po’ più basso a 9 anni. Per la memoria di lavoro, le associazioni più chiare riguardavano soprattutto 1 anno e 6 anni.
C’è anche un altro dato interessante: considerando l’esposizione media complessiva durante l’infanzia, il legame restava visibile per il rendimento scolastico, ma non per la memoria di lavoro. Questo suggerisce che il momento dell’esposizione potrebbe avere un peso diverso a seconda dell’esito considerato.
Perché può interessare nella vita reale
Il messaggio pratico non è che ogni schermo sia dannoso in sé, né che un singolo comportamento determini il futuro scolastico di un bambino. Il punto è più concreto: in alcune fasi, soprattutto nel primo anno di vita e intorno all’ingresso a scuola, potrebbe valere la pena fare un po’ più attenzione.
Sono periodi in cui il bambino costruisce competenze attraverso interazioni dirette, gioco, linguaggio, movimento e routine. Se lo schermo occupa molto spazio, può ridurre il tempo dedicato a queste esperienze. Questa è un’ipotesi plausibile, ma lo studio non misura direttamente il perché dell’associazione.
Che cosa non possiamo concludere
I risultati vanno letti con prudenza. Lo studio non distingue il tipo di contenuto visto, il dispositivo usato, né quanto un adulto fosse presente durante la visione. Non è la stessa cosa guardare passivamente video per ore o usare uno schermo in modo limitato e condiviso.
C’è anche il tema della dimensione dell’effetto: le differenze osservate esistono, ma non indicano necessariamente conseguenze grandi sul singolo bambino. Aggiungi che entrano in gioco molti altri fattori, come ambiente familiare, sonno, opportunità educative e abitudini quotidiane.
Che cosa puoi portare a casa
Per una famiglia, il messaggio più ragionevole è semplice: se vuoi fare una scelta prudente, ha senso limitare gli schermi soprattutto nei primissimi anni e prestare attenzione anche al periodo in cui il bambino inizia la scuola. Non come regola rigida o fonte di ansia, ma come modo per proteggere tempo prezioso per sonno, gioco attivo, conversazione e lettura condivisa.
Questo studio aggiunge un tassello utile, ma non chiude la discussione. Più che offrire verdetti, suggerisce che non conta solo quanto schermo c’è, ma anche quando entra nella routine di un bambino.
Fonte scientifica
Paper originale: Screen viewing time from age 1 to 8 years and subsequent academic performance and working memory.
Rivista: World journal of pediatrics : WJP
DOI: 10.1007/s12519-026-01046-1
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