Se alzarti dalla sedia ti costa una smorfia, o se le scale sono diventate un piccolo calcolo quotidiano, sai quanto il dolore al ginocchio possa condizionare le giornate. L’artrosi del ginocchio è tra i disturbi più diffusi dopo la mezza età, e chi ne soffre spesso spera in una pillola che faccia davvero la differenza. Un nuovo studio ha messo alla prova uno di questi candidati, la diacereina, e la risposta è stata chiara: non ha funzionato meglio di una compressa senza principio attivo.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cosa hanno voluto verificare i ricercatori
La diacereina è un antinfiammatorio di origine vegetale, già impiegato in alcuni Paesi per l’artrosi. Agisce frenando l’interleuchina-1 beta, una molecola che alimenta l’infiammazione. Il ragionamento era lineare: se in una parte delle persone con artrosi il dolore dipende da un’infiammazione attiva nell’articolazione, proprio loro dovrebbero trarne beneficio.
Lo studio ha quindi coinvolto 262 adulti, in media intorno ai 55 anni, con dolore marcato e segni di infiammazione visibili alla risonanza magnetica: versamento di liquido e ispessimento della membrana che riveste l’articolazione. Si tratta di uno studio randomizzato in doppio cieco. I partecipanti sono stati assegnati per sorteggio al farmaco o a un placebo identico, e né loro né i medici sapevano chi ricevesse cosa. È il disegno più affidabile per capire se un trattamento funziona davvero.
I risultati: nessun vantaggio sul dolore
Dopo sei mesi il dolore era diminuito in entrambi i gruppi, in misura quasi identica: circa 20 punti su una scala da 0 a 100 con la diacereina, poco meno di 19 con il placebo. Lo scarto, poco più di un punto, è trascurabile e molto lontano dai 15 punti considerati la soglia di un miglioramento percepibile da chi soffre. Secondo quanto comunicato dal gruppo di ricerca, neppure la funzionalità del ginocchio e l’infiammazione hanno mostrato progressi apprezzabili.
Il miglioramento osservato con il placebo non deve sorprendere. Il dolore artrosico ha alti e bassi, e il semplice fatto di essere seguiti con attenzione può farti sentire meglio. Ecco perché il confronto con una sostanza inattiva è indispensabile.
Gli effetti indesiderati, invece, sono comparsi: disturbi intestinali in circa 4 persone su 10 con il farmaco contro una su 4 con il placebo, soprattutto diarrea. Circa una persona su 10 trattata ha notato anche un cambiamento nel colore delle urine.
Che cosa significa per te
Un risultato negativo può deludere, specie se convivi con il dolore da anni e speravi in una novità. Ma sapere che un farmaco non funziona ha un valore concreto: risparmi denaro, effetti collaterali e tempo.
Se stai già assumendo diacereina, non sospenderla di tua iniziativa: parlane con il tuo medico, che conosce il tuo quadro complessivo. Per gestire i sintomi, le strategie con le prove più solide restano l’esercizio fisico, meglio se guidato da un professionista, il controllo del peso e, quando serve, un sostegno psicologico per affrontare il dolore cronico. Non sono soluzioni rapide e richiedono energie che non sempre si hanno, ma sono quelle che reggono meglio alla verifica scientifica.
I limiti da tenere presenti
Lo studio ha riguardato persone con dolore importante e infiammazione documentata, trattate per sei mesi con una dose precisa. Non sappiamo con certezza cosa accadrebbe in altri gruppi o su tempi più lunghi. Va detto però che i partecipanti erano stati scelti proprio perché ritenuti i più adatti a rispondere al farmaco: il fatto che il beneficio non sia emerso nemmeno in loro rende difficile aspettarsi risultati migliori altrove. Resta un singolo studio, che si aggiunge alle conoscenze esistenti senza chiudere la ricerca di terapie più efficaci per l’artrosi.
Fonte scientifica
Paper originale: Diacerein for Knee Osteoarthritis: A Randomized Clinical Trial.
Rivista: JAMA internal medicine
DOI: 10.1001/jamainternmed.2025.8237
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