Alzheimer in famiglia? Il farmaco (già noto) che aiuta il cervello

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Se in famiglia qualcuno ha avuto l’Alzheimer, è probabile che tu ti sia chiesto almeno una volta se quella storia possa ripetersi. Oggi sempre più persone scoprono, magari per caso o con un test genetico, di avere una predisposizione ereditaria alla malattia. E subito arriva una domanda difficile da mettere da parte: si può fare qualcosa prima che la memoria inizi a vacillare? Un piccolo studio ha provato a esplorare una possibile pista, partendo da un farmaco che i medici conoscono da tempo.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Che cosa hanno voluto verificare i ricercatori

Il gene APOE esiste in diverse versioni. Una di queste, chiamata APOE4, è il fattore genetico più comune associato all’Alzheimer che compare in età avanzata. Averla non significa ammalarsi con certezza: indica un rischio più alto, non un destino. Nei portatori si osservano spesso, anche decenni prima di qualsiasi sintomo, piccole alterazioni nei vasi del cervello, tra cui una riduzione del sangue che arriva ai tessuti cerebrali.

Il farmaco scelto è la rapamicina, nota anche come sirolimus. Si usa da anni nei trapianti per frenare il sistema immunitario ed è studiata in laboratorio per i suoi possibili effetti sull’invecchiamento. I ricercatori hanno coinvolto adulti tra i 45 e i 65 anni, senza problemi cognitivi e senza segni rilevabili di malattia. Per quattro settimane tutti hanno assunto una dose bassa del farmaco, 1 milligrammo al giorno. Prima e dopo sono stati misurati il flusso di sangue al cervello, alcune sostanze nel sangue legate al metabolismo e all’infiammazione, i marcatori biologici dell’Alzheimer e la composizione dei batteri intestinali.

Che cosa è emerso

Hanno completato lo studio 23 persone: 9 portatrici di APOE4 e 14 senza questa variante. Nel primo gruppo il flusso di sangue cerebrale è aumentato in modo superiore al 15% in diverse aree del cervello. Anche alcuni indicatori metabolici e infiammatori sono migliorati, con effetti indesiderati descritti come lievi. Nelle persone senza APOE4 il flusso non è cambiato in modo significativo e le risposte dell’organismo sono state diverse. Secondo quanto riferito, l’aumento sarebbe stato più marcato nelle donne, un dato da prendere con molta cautela visti i numeri così ridotti.

Perché è presto per trarre conclusioni

Si tratta di uno studio pilota senza gruppo di confronto: tutti hanno ricevuto il farmaco e nessuno un placebo. Per questo non si può escludere che parte dei cambiamenti dipenda da altri fattori, come la normale variabilità delle misurazioni. Nove portatori sono pochissimi e un mese di trattamento è un tempo breve.

C’è anche un punto essenziale: lo studio non ha valutato né la memoria né la comparsa di demenza. Un flusso di sangue maggiore è un segnale biologico interessante, ma non dimostra che il cervello sia protetto nel lungo periodo. Va ricordato poi che la rapamicina agisce sulle difese immunitarie e può avere effetti collaterali importanti. Non è un integratore e non va assunta di propria iniziativa.

Cosa puoi portarti a casa

Se sai di avere la variante APOE4, è comprensibile sentirsi in ansia o, al contrario, sperare in una soluzione rapida. Questo studio non offre una terapia, ma mostra che la ricerca si sta spostando verso la fase che precede i sintomi. Suggerisce anche che la risposta a un farmaco potrebbe dipendere dal proprio profilo genetico, un’idea che altri studi più ampi dovranno confermare.

Nel frattempo, la salute dei vasi cerebrali poggia su basi più solide: tenere sotto controllo pressione, glicemia e colesterolo, muoversi con regolarità, non fumare, dormire a sufficienza. Sono abitudini che fanno bene al cervello indipendentemente dai geni. Se il tema ti riguarda da vicino, parlane con il tuo medico: è la persona giusta per valutare la tua situazione concreta.

Fonte scientifica

Paper originale: EXPRESS: Rapamycin increases cerebral blood flow and modulates metabolic, inflammatory, and microbiome profiles in healthy middle-aged APOE4 carriers: a pilot single-arm trial.
Rivista: Journal of cerebral blood flow and metabolism : official journal of the International Society of Cerebral Blood Flow and Metabolism
DOI: 10.1177/0271678×261490342

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