Come inizia l’Alzheimer? Scoperto il punto esatto dove nasce il danno

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Quando qualcuno a cui vuoi bene comincia a dimenticare nomi familiari o a cambiare modo di essere, viene spontaneo chiedersi che cosa stia accadendo nel suo cervello. Per diverse malattie neurodegenerative, tra cui l’Alzheimer, una parte della risposta riguarda una proteina che smette di fare il suo lavoro e si ammassa in filamenti anomali. Un nuovo studio di laboratorio ha cercato di capire un passaggio molto preciso di questo processo: come quei filamenti riescano ad allungarsi trascinando con sé altre molecole sane.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Una proteina che si aggrega e si propaga

La proteina in questione si chiama tau. In condizioni normali aiuta a mantenere stabile l’impalcatura interna dei neuroni. In un gruppo di malattie chiamate tauopatie, che comprende l’Alzheimer e la demenza frontotemporale, tau assume una forma sbagliata e si impila in lunghe fibre.

Il punto critico è che le fibre già formate fanno da stampo: le molecole di tau ancora integre vi si attaccano e ne copiano la forma alterata. Questo meccanismo sembra contribuire alla diffusione del danno da una cellula all’altra, e per questo i ricercatori lo considerano un bersaglio interessante.

Che cosa hanno osservato i ricercatori

L’ipotesi di partenza era che esista un singolo punto della proteina capace di “fissarla” nella posizione giusta, così che le molecole si impilino ordinatamente. Per verificarla, il gruppo ha lavorato con un frammento di tau portatore di una mutazione nota per favorire l’aggregazione.

Gli scienziati hanno seguito il processo in tempo reale con una tecnica di risonanza magnetica nucleare, un metodo di laboratorio che permette di osservare il comportamento delle singole parti di una molecola, e lo hanno affiancato a simulazioni al computer. È emerso un punto specifico, che tende a respingere l’acqua e attorno al quale le molecole d’acqua si dispongono in modo ordinato. Quando quest’acqua si allontana, il contatto tra le due superfici diventa possibile. Segue una seconda fase in cui il resto della molecola si ripiega e si incastra: prima l’aggancio, poi il blocco.

La prova: bloccare il punto chiave

Per capire se quel punto fosse davvero decisivo, i ricercatori lo hanno coperto con una piccola etichetta chimica. Il risultato è stato un’aggregazione disturbata, con fibre più corte. Bloccare altre zone della proteina, invece, non produceva lo stesso effetto. Questo rafforza l’idea che proprio quel sito abbia un ruolo centrale nell’allungamento.

Perché conta, e perché non è una cura

Individuare un bersaglio così circoscritto potrebbe in futuro aiutare a progettare molecole capaci di interrompere la crescita delle fibre, oppure strumenti diagnostici. Potrebbe anche servire a produrre in laboratorio fibre più simili a quelle reali, che oggi sono difficili da ottenere.

I limiti però sono importanti. Si tratta di ricerca di base, condotta in provetta su un frammento della proteina e non sulla proteina intera, con una mutazione particolare. Non sono stati coinvolti cellule umane, animali o pazienti. Non sappiamo ancora se lo stesso meccanismo valga nel cervello umano e nelle diverse forme di malattia.

Che cosa puoi portare a casa

Se convivi con la preoccupazione per un familiare, è comprensibile sperare in una svolta rapida. Questo studio non cambia le cure né la diagnosi di oggi. Offre però un tassello in più per capire un meccanismo che finora restava poco chiaro.

Le misure che sostengono la salute del cervello restano quelle indicate da altre ricerche: muoversi con regolarità, tenere sotto controllo pressione e glicemia, dormire bene, coltivare relazioni. Valgono per ragioni indipendenti da questa scoperta. Per qualsiasi dubbio personale, il riferimento giusto resta il medico.

Fonte scientifica

Paper originale: A water-pinning hot spot drives templated tau aggregation.
Rivista: Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America
DOI: 10.1073/pnas.2611158123

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza