COVID-19, quando finirà? Come finirà la pandemia?

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(Segue trascrizione con aggiornamenti a luglio 2022)

Cosa ci aspetta il futuro?

A giugno 2021 avevo pubblicato un video in cui ti raccontavo di un articolo, pubblicato da poco sul sito Science Based Medicine, in cui l’autore provava a fare il punto sulla situazione e delineare tre possibili esiti della pandemia. Ci trovavamo a fare in conti con la variante Delta, rivelatasi molto contagiosa e più aggressiva delle precedenti, mentre Omicron era ancora di là da venire.

I tre possibili scenari ipotizzati dall’autore sono i seguenti:

  1. Nonostante i grandi sforzi, esito paragonabile alla alla pandemia di influenza spagnola del 1918, che sostanzialmente alla fine si esaurì per ragioni nemmeno troppo chiare, ma non prima di aver ucciso 50 milioni di persone o più in tutto il mondo; ad oggi, 25 gennaio 2022, il bilancio ufficiale delle vittime di COVID-19 stima più di 5 milioni e mezzo di morti, quando ho girato il primo video era il 24 giugno 2021 ed il totale si avvicinava a 4 milioni. Lascio giudicare a te se un milione e mezzo di morti in 6 mesi siano tanti o pochi, ma diciamo che questa potrebbe essere la strada forzata verso la tanto agognata immunità di gregge, ma la speranza è che si tratti di un male NON necessario.
  2. Seconda ipotesi, in un mondo ideale invece riusciremo infine a raggiungere una copertura vaccinale (con l’insieme dei diversi vaccini, Pfizer, Novavax, …) sufficiente ad eradicare il virus, mantenendo nel frattempo un delicato equilibrio di limiti sociali tra mascherine e distanziamento, e riuscendo a contenere nuove ondate limitando così i danni. Secondo l’autore questo richiederebbe probabilmente uno sforzo maggiore di quello attuale, almeno in ottica di mondo, perché un aspetto spesso trascurato è che proteggerci con il vaccino in Italia potrebbe ad un certo punto risultare insufficiente se lo stesso aggressivo approccio di vaccinazione a tappeto non verrà condotto anche in Paesi meno avanzati, perché sarà proprio in queste sacche di popolazioni che potrebbero emergere varianti più aggressive, se non addirittura l’ipotetica Big One, ovvero quella capace di mettere a rischio l’intera razza umana.
  3. Ma lo scenario più probabile (in media stat virtus) è il terzo, molti autori sono da tempo convinti che alla fine la COVID-19 diventerà endemica, ovvero come l’influenza stagionale. Un’infezione che non si esaurisce mai completamente, purtuttavia sufficientemente sotto controllo da non essere più una pandemia mortale, al prezzo però di epidemie occasionali, per lo più nelle popolazioni non vaccinate e magari in specifiche stagioni. Soprattutto in questa ipotesi riceveremmo magari il nostro vaccino annuale COVID insieme a quello antinfluenzale, tutti o solo le fasce di popolazione a rischio, chissà?, con le organizzazioni sanitarie nazionali ed internazionali impegnate a tenere traccia della diffusione.

Quando finirà davvero la pandemia?

La possibilità che l’infezione diventi endemica è quella ad oggi più condivisa ed anch’io sono dell’idea che questo potrebbe essere effettivamente il percorso che ci aspetta, anche alla luce delle caratteristiche di Omicron, più contagiosa ma leggermente meno aggressiva di Delta (senza dimenticare che la prossima variante potrebbe anche essere più letale, e non solo più contagiosa).

E cosa dice l’OMS? Già in data 24 gennaio per bocca del Dr Hans Henri P. Kluge, direttore regionale per l’Europa, si dichiara che “la pandemia è tutt’altro che finita, ma spera che si possa porre fine alla fase di emergenza nel 2022”, che non significa toppa liberi tutti, ma si tratta comunque di un cauto ottimismo che fa ben sperare, almeno con l’attuale stato delle cose.

A questo proposito è importante sottolineare un aspetto chiave, su cui forse anch’io sono stato poco chiaro nei precedenti video e permettimi di riprendere di nuovo le parole del rappresentante OMS: “Sebbene Omicron sembri causare forme molto meno gravi rispetto a Delta, stiamo ancora assistendo a un rapido aumento dei ricoveri a causa del numero di infezioni.[…] Fortunatamente i ricoveri legati ad Omicron richiedono meno spesso la il ricovero in terapia intensiva che tuttavia, numeri alla mano, sono indiscutibilmente occupate in gran parte da soggetti non vaccinati.”

Questo veniva detto a gennaio 2022 durante la prima ondata di Omicron (BA.1), ma può essere sostanzialmente trasposto anche in questo inizio di estate, in concomitanza dell’esplosione di casi da Omicron BA.5.

 

È sicuramente presto per cantare vittoria ed è altrettanto presto per avere la certezza di cosa ci aspetti, perché domani potrebbe nascere una nuova variante in grado di sconvolgere le previsioni, nel bene o nel male, ma forse abbiamo bisogno di una boccata di ottimismo, o almeno di speranza; non posso fare a meno di ricordare però che a gennaio 2022 scrivevo che “un editoriale su Nature prevede che con il tasso di diffusione di Omicron entro marzo 2022 gran parte del mondo ne sarà stata infettata, ma grazie al continuo aumento della copertura vaccinale unita all’immunità acquisita per infezione naturale è ragionevole aspettarci un progressivo calo del numero dei casi. Poi inevitabilmente nei mesi successivi l’immunità andrà a calare e ci ritroveremo alle porte di una nuova stagione invernale, che come ormai sappiamo è associata ad una maggior diffusione virale.”

In realtà le previsioni sono state, appunto, troppo ottimistiche, e con la diffusione di Omicron BA.5 la nuova ondata è giunta ben prima dell’inverno.

L’impatto sarà minore grazie alla precedente esposizione al virus e ai vaccini? Cosa cambierà con la disponibilità di formulazione aggiornate previste per l’autunno (e già sottoposte ad EMA da Pfizer e Moderna)? Assisteremo all’introduzione di nuovi antivirali?

È presumibile che la COVID-19 diventerà un’altra malattia ricorrente che i sistemi sanitari e le società dovranno imparare a gestire, per un ottimista potrebbe pensare “speriamo di no” ipotizzando ancora un futuro libero da COVID, ma un pessimista potrebbe pensare “speriamo di sì” temendo una trasformazione molto più aggressiva.

Conclusione

Cosa succederà davvero?

Non lo so, nessuno lo sa, ma non posso fare a meno di notare che l’ipotesi di una stabilizzazione endemica è ormai sempre più condivisa.

Ma questo articolo vorrei concluderlo diversamente, perché c’è qualcos’altro che puoi fare per proteggerti, il vaccino è necessario, ma non sufficiente soprattutto in un’ottica di prevenzione più ampia, in cui purtroppo non possiamo dimenticare i pericoli delle malattie cardiometaboliche e tumorali. E allora, in attesa della tanto agognata nuova normalità, dobbiamo ricordarci che la nostra salute di oggi è anche il risultato delle scelte fatte ieri ed i pilastri su cui costruire queste scelte ormai li sai:

Soffermiamoci per un attimo sulla prima, l’attività fisica, ma le conclusioni a cui arriveremo le può tranquillamente applicare anche agli altri punti: in un’interessante meta-analisi pubblicata nel 2019 sul British Medical Journal emerge come la pratica di più attività fisica, a prescindere dall’intensità e quindi intesa come riduzione complessiva della sedentarietà, è associata ad un rischio di mortalità prematura ridotto in modo sostanziale. Più ti muovi, più riduci il rischio di morire. E allora da oggi ti invito a muoverti di più, a stare meno tempo seduta. È molto importante fare proprio un concetto davvero essenziale: tutto conta, perché come diceva Totò è la somma che fa il totale. Se abiti al quinto piano e proprio non ce la fai a salire a piedi, sali fino al quarto con l’ascensore e poi fai solo l’ultimo piano a piedi. Scendere le scale non è troppo faticoso, giusto? Bene, allora scendile a piedi. Se devi pulire i fagiolini per pranzo, fallo da in piedi. Parcheggia 50 metri più in là, non 2 chilometri, 50 metri, ma fallo tutti i giorni. Sii una formichina che ogni giorno porta a casa una briciolina di movimento in più del giorno precedente, i risultati saranno tangibili.

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