Ultima modifica

Introduzione

La pandemia da COVID-19 rappresenta un momento di crisi che non ha precedenti nella Storia recente del Sistema Sanitario Nazionale. In questo contesto di grande confusione, dove ognuno sembra possedere la facoltà di poter raccontare e diffondere la propria opinione, risulta particolarmente importante diffidare da chi sostiene tesi altisonanti senza specificare le proprie fonti. Sono numerose infatti le “bufale” che circolano grazie ai moderni mezzi d’informazione all’unico fine di creare scalpore, alcune delle quali sono tra l’altro pericolose per la salute propria e quella degli altri.

Una delle notizie più condivise e dibattute riguarda l’assunzione della vitamina C a fini di prevenzione e addirittura cura della polmonite da SARS-CoV-2. Sorge quindi spontaneo chiedersi quale sia la reale efficacia di questa molecola.

Lettera C disegnata con le arance

iStock.com/AngiePhotos

Cos’è la vitamina C?

La vitamina C (acido ascorbico) è un nutriente essenziale legato a diverse funzioni fisiologiche dell’organismo (essenziale significa che l’organismo non è in grado di sintetizzarlo autonomamente, ma richiede necessariamente d’introdurlo attraverso la dieta).

È in primo luogo un potente antiossidante, ossia una sostanza capace di stabilizzare composti chimicamente instabili chiamati radicali liberi; questi a loro volta sono legati a danni cellulari ed allo sviluppo di malattia tumorale. La vitamina C è anche coinvolta in numerose reazioni biochimiche, alcune delle quali effettivamente correlate ad un buon funzionamento del sistema immunitario.

Per approfondire si segnala l’articolo dedicato.

Quali sono le basi della tesi?

È impossibile sapere con certezza su quali basi venga posta un’ipotesi che circola senza autori né dati a suo supporto; possiamo soltanto azzardare delle ipotesi.

La vitamina C è direttamente implicata nella salute del sistema immunitario: il suo comprovato potere antiossidante, infatti, sembra avere un ruolo importante nel controllo dell’infiammazione; esistono inoltre evidenze in letteratura che dimostrano altre funzioni più o meno direttamente legate alla difesa da agenti patogeni esterni:

  • potenziamento dell’attività fagocitaria;
  • potenziamento della produzione di collagene, coinvolta nel mantenimento dell’integrità delle barriere epiteliali;
  • promozione della replicazione linfocitaria;
  • promozione della risoluzione delle ferite.

La tesi secondo cui la vitamina C troverebbe riscontro nella cura o prevenzione di COVID-19 potrebbe essere legata ad uno studio del 2016 sulla polmonite virale da H1N1 (“influenza suina”), effettuato su cavie animali che avrebbero dimostrato una migliore risposta immunitaria dopo la somministrazione di acido ascorbico. Va tuttavia sottolineato che le dosi somministrate furono molto superiori alle soglie giornaliere raccomandate, esponendo di fatto al rischio di sviluppare effetti collaterali da sovradosaggio di vitamina C, come la diarrea e disturbi gastrointestinali.

I dati presentati non sono tali da costituire una prova scientifica inconfutabile e ad oggi l’utilizzo di vitamina C ad alte dosi per le polmoniti virali non poggia quindi su una letteratura sufficientemente solida.

La vitamina C cura COVID-19?

Sono state condotte diverse sperimentazioni legate alla somministrazione endovenosa di della vitamina C ad alte dosi nei pazienti ricoverati per COVID-19, nel tentativo di migliorare la funzionalità respiratoria e di ridurre la durata della ventilazione meccanica nei pazienti gravi, anche sulla base del fatto che

La vitamina C (acido ascorbico) è una vitamina idrosolubile che si ritiene abbia effetti benefici nei pazienti con malattie gravi e critiche. È un antiossidante e scavenger di radicali liberi che possiede proprietà antinfiammatorie, influenza l’immunità cellulare e l’integrità vascolare e funge da cofattore nella generazione di catecolamine endogene. Poiché gli esseri umani possono richiedere quantità maggiori di vitamina C negli stati di stress ossidativo, la supplementazione di vitamina C è stata valutata in numerosi stati patologici, comprese infezioni gravi e sepsi. Poiché l’infezione da SARS-CoV-2 può causare sepsi e sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), è allo studio il ruolo potenziale di alte dosi di vitamina C nel miglioramento dell’infiammazione e del danno vascolare nei pazienti con COVID-19.
Fonte CDC

Le conclusioni possono essere riassunte ad un’interessante metanalisi pubblicata a fine 2021 (Vitamin C and COVID-19 treatment: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials – Dimple Rawat, Avishek Roy, Souvik Maitra, Arti Gulati, Puneet Khanna, and Dalim Kumar Baidyab), ovvero uno studio basato sull’insieme della letteratura disponibile e che rappresenta quindi lo stato dell’arte delle conoscenze su un certo argomento alla data di pubblicazione; le conclusioni degli autori sono che non esistono evidenze di efficacia, sebbene suggeriscano l’utilità di ulteriori studi (randomizzato contro placebo, su numeri di pazienti elevati) che possano indagare più a fondo eventuali effetti in categorie selezionate di pazienti.

La vitamina C previene COVID-19?

Allo stato attuale, nella letteratura scientifica non esistono quindi evidenze che supportino l’assunzione di vitamina C per via orale al fine di prevenire l’infezione da SARS-CoV-2. Alcuni studi in passato hanno evidenziato una certa utilità rispetto ad altre infezioni virali (ad esempio da rinovirus, nel caso del raffreddore), ma ciò non costituisce un presupposto sufficiente a ritenere che lo stesso effetto sia ottenibile anche per il coronavirus.

Nel contesto della pandemia in corso, quindi, non è opportuna la cosiddetta “corsa agli integratori”: è preferibile assumere la vitamina C mediante una dieta varia e completa, attraverso quindi un consumo quotidiano di frutta e verdura fresche, che contengono tra l’altro numerosi altri nutrienti ed antiossidanti utili a mantenere lo stato di salute generale.

Quanta vitamina C andrebbe assunta?

La dose giornaliera minima raccomandata è pari a circa 90 mg, mentre per i fumatori e le donne in fase di allattamento è consigliato un supplemento di ulteriori 30-35 mg al giorno. Tale valore può essere raggiunto senza difficoltà seguendo una dieta ricca di frutta e verdura (un’arancia, da sola, contiene quasi l’80% della dose giornaliera consigliata).

A questo proposito il rischio di sovradosaggio nel caso di assunzione attraverso l’alimentazione è pressoché nullo.

Conclusioni

La vitamina C è un nutriente fondamentale per il corretto funzionamento del sistema immunitario e sono in corso studi atti a verificare l’utilità della sua somministrazione ad alte dosi, per via endovenosa, nei pazienti ospedalizzati con COVID-19.

Non c’è motivo di ritenere, ad oggi, che la supplementazione orale di vitamina C tramite integratori “da banco” possa contribuire a prevenire o a curare l’infezione da coronavirus.

Le uniche misure efficaci nella prevenzione del virus sono l’adozione di politiche igieniche efficaci (lavare spesso le mani, evitare di toccare spesso naso ed occhi…) ed il mantenimento di distanze appropriate.

Approfondimento sulla vitamina C e il suo ruolo nel sistema immunitario

Fonti

Articoli Correlati