Tumore al pancreas: sintomi e prevenzione

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Allarme in Europa?

Il tumore al pancreas è in aumento in Europa e nessuno sa con con certezza il perché. Per la verità è particolarmente diffuso in tutti i Paesi ad alto reddito, ma l’Europa occidentale è in cima a questa triste classifica, suggerendo che almeno parte delle cause risiedano nello stile di vita.

D’altra parte l’incidenza del cancro al pancreas aumenta con l’età, quindi anche la maggiore aspettativa di vita di cui godiamo potrebbe contribuire ai numeri raccolti; ecco, a proposito di numeri, credo che sia il caso di inquadrarli correttamente senza farci influenzare dalla comprensibile emotività che spesso accompagna l’argomento. È invece fondamentale considerare i dati epidemiologici nel giusto contesto: il cancro al pancreas, nonostante sia una delle forme più letali di cancro, te ne parlo a breve, rappresenta ad oggi solo una percentuale relativamente piccola delle diagnosi complessive di tumori.

Sopravvivenza e diffusione

Secondo i dati più recenti diffusi dall’AIRC e relativi al 2022, i casi in Italia sono circa 14.500 all’anno, ma i decessi per cause cardiovascolari, la più importante causa di morte in Italia, sono ben oltre 200.000, di cui la gran parte prevenibili.

Ti dico questo non per sottovalutare il tumore al pancreas, ma perché siamo spesso vittime inconsapevoli del cosiddetto bias di salienza, un fenomeno per cui tendiamo a notare, ricordare e dare peso maggiore a eventi responsabili di un profondo impatto emotivo, trascurando o sottovalutando quelli che non lo hanno, che arriviamo a considerare normali e che proprio per questo tendono a passare inosservati o quantomeno affrontati con una sorta di triste accettazione.

Questo può portare a una percezione distorta della realtà, in quanto le informazioni emotivamente salienti influenzeranno il nostro pensiero in modo che, da un punto di vista obiettivo, è di fatto irrazionale.

E allora perché il tumore al pancreas ci spaventa tanto, nonostante uccida 15 volte meno di infarti e ictus? Credo che alcuni numeri possano aiutarci a comprendere:

  • Il tasso di mortalità non si è modificato in modo significativo negli ultimi anni, a differenza della maggior parte degli altri tumori,
  • il tumore del pancreas è quello con la più bassa sopravvivenza a un anno dalla diagnosi
  • e solo il 13% delle persone con diagnosi di cancro al pancreas sopravviverà per 5 anni.
  • Nel caso peggiore, ovvero la scoperta del tumore già in fase avanzata, se non trattato la sopravvivenza è di meno di 5 mesi, poco di più col supporto medico.

Credo che sia questo a spaventarci, la dimostrazione evidente che, nonostante i progressi medici e tecnologici, il cancro al pancreas rimanga una sfida ancora troppo spesso insormontabile.

Insormontabile e inaspettata. La natura insidiosa di questa malattia, che spesso si sviluppa senza sintomi evidenti fino a uno stadio avanzato, oltre che la sua resistenza a molte terapie convenzionali contribuiscono alla sua percezione come una diagnosi particolarmente temuta. Infine la consapevolezza pubblica di casi di alto profilo e celebrità affetti da questa malattia, che può ulteriormente amplificare il senso di urgenza e paura, andando ad alimentare il bias cognitivo di salienza.

Credo che sia importante, tuttavia, bilanciare questa paura con un consapevole sforzo volto a concentrarci maggiormente sulla prevenzione delle condizioni che, dati alla mano, non solo presentano un rischio molto più elevato, ma sono anche più facilmente prevenibili.

I fattori di rischio

A proposito di prevenzione, cosa possiamo fare per ridurre il rischio di tumore al pancreas?

Per molto tempo si è registrata una maggior diffusione di questo tumore negli uomini, dovuta verosimilmente all’abitudine al fumo molto più radicata, essendo proprio il fumo un fattore di rischio importante.

Un fattore di rischio è qualsiasi caratteristica, condizione o comportamento che aumenti la probabilità di sviluppare una malattia o un disturbo. Tumori diversi hanno differenti fattori di rischio e alcuni, come il fumo, possono essere modificati, altri, come l’età o la familiarità sono invece definiti “non modificabili”.

Presentare un fattore di rischio, o anche molti, non significa ammalarsi sicuramente e, allo stesso tempo, alcuni pazienti con diagnosi di tumore al pancreas non presentano alcun fattore di rischio noto.

Da un punto di vista generale il rischio di tumore al pancreas è maggiore tra i 50 e gli 80 anni, raro sotto i 40.

Fumare raddoppia il rischio, quindi se ipoteticamente potessimo schioccare le dita e cancellare le sigarette dal mondo presumibilmente potremmo ridurre significativamente i decessi per questa malattia (l’American Cancer Society stima un 25% di diagnosi in meno).

Fattori genetici, ad esempio mutazioni legate a certi tipi di cancro (seno, ovaio, melanoma familiare, …) possono avere un certo peso, al pari di una storia familiare di tumore al pancreas.

Per quanto riguarda lo stile di vita l’obesità e il diabete di tipo 2 hanno mostrato di giocare un ruolo rilevante, così come anche soffrire di pancreatite cronica o essere esposti per ragioni professionali ad alcune sostanze chimiche utilizzate nelle industrie del lavaggio a secco e della lavorazione dei metalli.

Più dibattuto è invece il peso di:

  • Dieta, ad esempio il World Cancer Fund rileva come
    • il consumo di carne rossa e/o lavorata potrebbe aumentare il rischio di cancro al pancreas,
    • più in generale il consumo di alimenti contenenti acidi grassi saturi potrebbe aumentare il rischio,
    • il consumo di bevande alcoliche potrebbe aumentare il rischio,
    • il consumo di cibi e bevande contenenti fruttosio aggiunto potrebbe aumentare il rischio.
  • Sedentarietà.

In passato alcuni studi avevano gettato alcune ombre anche sul caffè, ma ricerche più recenti non hanno mai trovato conferma.

Possiamo prevenirlo?

Cosa possiamo fare per prevenire il tumore al pancreas? Non moltissimo, ma quel poco che ha dimostrato di funzionare vale il sacrificio, anche perché ci protegge anche dal ben più temibile rischio cardiovascolare di infarti e ictus:

Più in generale l’American Cancer Society raccomanda di seguire un modello alimentare sostanzialmente mediterraneo, che preveda molta frutta, verdura e cereali integrali e che limiti o eviti le carni rosse e lavorate, le bevande zuccherate e gli alimenti ultra-processati.

Ti faccio notare che questi suggerimenti valgono tanto per il tumore al pancreas, quanto e ancora di più per le malattie cardiovascolari oltre che per la maggior parte dei tumori, anche di quelli più comuni del pancreas.

Sintomi

Uno stile di vita sano è ancora più importante se pensiamo che, purtroppo, il tumore al pancreas è difficile da scoprire precocemente, dannatamente difficile.

Medico indica un modello di pancreas e sullo sfondo un paziente visitato

Shutterstock/Peakstock

Il pancreas si trova piuttosto in profondità nel tuo corpo, impedendone una valutazione anche solo sommaria durante gli esami fisici di routine; a peggiorare la situazione è che, più spesso che no, i pazienti non presentano sintomi finché il cancro non diventa molto grande, andando quindi a comprimere le strutture anatomiche circostanti, o non si sia già diffuso ad altri organi.

Anche quando sono presenti, si tratta comunque di sintomi vaghi, non specifici, che quindi possono essere inizialmente sottovalutati dal paziente o interpretati in modo errato dal medico.

Per tutti questi motivi la diagnosi spesso arriva quando la malattia è già estesa, abbattendo drasticamente le possibilità di sopravvivenza.

Da un punto di vista generale i sintomi del cancro del pancreas possono comprendere uno o più tra i seguenti:

Ricorda, sono sintomi poco specifici, quindi sebbene non vadano sottovalutati la loro comparsa NON deve farti immediatamente pensare a un tumore al pancreas, perché ci sono spiegazioni più comuni.

Il dolore che peggiora dopo aver mangiato è legato al fatto che il pancreas gioca un ruolo chiave nella digestione, attraverso la produzione e il rilascio di enzimi digestivi. Quando mangiamo il pancreas è più attivo, il che può aumentare il dolore se il tumore interferisce con le sue funzioni normali.

Allo stesso tempo il possibile sollievo dal dolore che migliora quando ci si piega in avanti è dovuto al sollievo della pressione sui tessuti circostanti. Questa posizione può ridurre la tensione nella zona addominale e quindi alleviare parzialmente il dolore.

Raramente, infine, si osserva un improvviso sviluppo di diabete, a causa della distruzione dei tessuti pancreatici responsabili della produzione di insulina; questo si manifesta nella maggior parte dei casi con un innalzamento senza sintomi della glicemia, fino eventualmente all’esplosione della malattia con comparsa della tipica triade di segni del diabete di tipo 1:

  • aumento del quantitativo di urina prodotta,
  • aumento della sete come tentativo del corpo di porre un freno alla disidratazione
  • aumento del senso di fame, perché le cellule non sono più in grado di estrarre il glucosio dal sangue.

Fonti e bibliografia

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