Abbronzatura perfetta, tra dieta e base pre-esposizione

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Introduzione

Mi stupisce sempre pensare a come nel giro di poche generazioni il codice estetico socialmente più desiderato e apprezzato possa venire letteralmente ribaltato; fino a pochi secoli fa la donna era idealmente formosa, a volte anche più che rotondetta, ma soprattutto dalla pelle bianca come il latte, perché ovviamente ad essere in sovrappeso ed abbronzati erano solo gli individui appartenenti ai ceti meno fortunati e per questo costretti al lavoro nei campi, sotto il sole.

Analizzando quest’evoluzione in ottica di salute non posso fare a meno di notare come in Medicina, se dovessi indicare un unico punto a far da guida universale, probabilmente sarebbe “Nulla in eccesso”, peraltro scolpito nella pietra nella culla della Civiltà da un paio di millenni, o molto più semplicemente il troppo stroppia, che sicuramente è declinato anche nel tuo dialetto in qualche altro modo.

Dal punto di vista della prevenzione è infatti tanto sbagliato non esporsi mai al sole, pensa ad esempio alla possibile carenza di vitamina D o all’aumento del rischio di sviluppare depressione, quanto l’esporsi eccessivamente. Lo stesso ragionamento vale anche anche per la forma fisica, perché al di là delle convenzioni sociali non è un organismo ideale quello in sovrappeso come non lo è quello sottopeso.

Focalizziamoci sull’abbronzatura: perché la cerchiamo?

Al di là del piacere di sdraiarci al sole, idealmente con il solo rumore delle onde ed un buon libro, è innegabile che molti di noi lo facciano per sentirsi più attraenti, più desiderati e per innescare negli amici la fatidica domanda: “Ma dov’è che ti sei abbronzata così?”.

Strano animale l’uomo, ma lasciamo da parte queste considerazioni e soffermiamoci sugli aspetti di salute. È inutile che ti ripeta l’importanza della protezione solare, possibilmente medio alta, da riapplicare ogni poche ore, vorrei invece provare a raccogliere alcune considerazioni collaterali, senza un ordine ben preciso, tra curiosità e falsi miti.

Abbronzatura

Getty/ShotPrime

Lettini abbronzanti o sole?

L’Associazione dei Dermatologi Americani ci ricorda che non esiste un lettino abbronzante sicuro, o comunque più sicuro del sole. Cito dal sito ufficiale, una sola seduta può aumentare il rischio di sviluppare un cancro della pelle.

Ma non solo, l’esposizione ai raggi UV, a prescindere che si tratti di lampada o sole, accelera drasticamente l’invecchiamento della pelle ed aumenta la probabilità di sviluppare macchie senili e rughe.

Lettini abbronzanti come base prima dell’esposizione al sole

È opinione diffusa che una base di abbronzatura prima della sospirata vacanza possa prevenire scottature ed ustioni. Falso, puoi comunque bruciarti ed ogni volta che succede gli irreparabili danni sul DNA aumentano il rischio di tumore, ma è invece vero che una progressiva e moderata esposizione, sempre protetta da un adeguato schermo solare, possa essere utile e contribuire tra l’altro all’accumulo di vitamina D per l’inverno.

Prodotti autoabbronzanti

Questo ha stupito anche me, sempre i dermatologi americani ritengono infatti che il modo più sicuro dal punto di vista della salute per godere di un aspetto abbronzato tutto l’anno sia proprio mediante l’applicazione di prodotti cosmetici autoabbronzanti di buona qualità, piuttosto che le lampade.

Dieta per un’abbronzatura perfetta

Un bellissimo articolo della Skin Cancer Foundation, intitolato “Può la dieta aiutare nella prevenzione del tumore della pelle?”, ha un incipit meraviglioso:

Sono sempre più forti le prove che dimostrano come alimenti ricchi di specifici nutrienti possono davvero contribuire e certamente non possono far male.

Ci sono alcune abitudini relative allo stile di vita che ricorrono praticamente in ogni articolo che parli di prevenzione e di salute in modo serio e che sono in qualche modo correlate a benefici più o meno dimostrati.

Prendi ad esempio il consiglio di mangiare tanta verdura: è assolutamente certo che prevenga la stitichezza, mentre è meno dimostrato il suo collegamento in termini di prevenzione dalla depressione, è indiscutibile il ruolo di prevenzione dai tumori, meno quello verso malattie reumatiche, ma il punto è che sono tante e tali le evidenze positive, che se anche non avessimo la certezza assoluta di un ruolo attivo in uno specifico ambito, sarebbe comunque auspicabile aumentarne il consumo per tutti gli altri vantaggi di cui siamo certi.

Se parliamo di abbronzatura le prove non sono così schiaccianti, d’altra parte è chiaro capirne il motivo, chi ha interesse a spendere milioni di dollari per dimostrare l’utilità di uno specifico alimento, meglio spenderli in marketing su integratori per l’abbronzatura, non credi?

Ma oggi è una splendida giornata, sono estremamente allegro e non voglio cadere in sterili polemiche, torniamo al cibo.

L’esposizione ai raggi UV, che si parli di sole o lampade artificiali, è la ragione tanto dell’abbronzatura quanto dei danni alla pelle e parte di questi sono dovuti al “macello” che combina a livello molecolare, generando i famosi radicali liberi, sostanze instabili che innescano processi infiammatori, oltre ad essere causa diretta di lesioni cellulari che possono avere evoluzione tumorale.

Abbiamo diversa letteratura scientifica che dimostra come alcune specifiche sostanze, chiamate antiossidanti, siano eccezionalmente efficaci nel proteggerci da questo fenomeno, ma prima di approfondire chiariamo bene un punto.

Un consumo regolare di alimenti ricchi di antiossidanti è utile per chiunque, ma se per il soggetto che si espone occasionalmente e con giudizio l’effetto sarà probabilmente sufficiente a ridurre sostanzialmente a zero il rischio, un’esposizione cronica al sole non può essere altrettanto efficacemente contrastata. Certamente il rischio verrà ridotto, ma non azzerato. In altre parole è un limitare i danni, non una via libera a far quello che si vuole.

Ed ora cito testualmente le parole degli esperti della Skin Care Foundation:

Se è vero che sia gli alimenti che gli integratori possono aiutare in termini di prevenzione, la maggior parte dei nutrizionisti sottolinea la probabile superiorità di un approccio esclusivamente dietetico, grazie all’interazione delle numerose molecole presenti. L’assunzione di singoli integratori vitaminici potrebbe non funzionare allo stesso modo, senza contare che dosi elevate assunte in un’unica soluzione potrebbero diventare tossiche o, aggiungo, io, nel migliore dei casi essere eliminate con le urine.

E quali sono questi antiossidanti? Tra i più studiati troviamo le vitamine C, E e A, zinco, selenio, beta carotene e carotenoidi in genere, acidi grassi omega-3, licopene e polifenoli. Dove li troviamo? Principalmente in frutta e verdura:

  • Il beta carotene lo troviamo in abbondanza nei vegetali di colore arancione, come carote, zucca, patate dolci, melone, albicocche e mango.
  • Il licopene è rosso, quindi per noi italiani il pomodoro, meglio ancora quello cotto in forma di passata, ma anche in anguria, papaya, albicocche, pompelmo rosa e arance rosse.
  • Gli omega-3 li trovi in sardine, sgombro e salmone, ma se consumi carne acquistata da allevatori che tengono gli animali al pascolo è probabile che tu possa assumerne anche da lì. Per i vegani noci e soprattutto olio di lino.
  • Polifenoli, presenti nel superfood d’eccellenza, ovvero té verde e té nero.
  • Selenio, con 1-2 noci brasiliane sei a posto per l’intera giornata, ma ci sono in commercio anche alcune patate che ne sono particolarmente ricche.
  • Vitamina C, presente in arance, limoni, fragole, lamponi e alcune verdure, tra cui quelle a foglia verde, broccoli e peperoni, ma attenzione che si degrada velocemente sia con il tempo che con il calore.
  • Vitamina E, di cui sono ottime fonti le noci, le mandorle e altra frutta a guscio, ma anche in un alimento che dovresti già consumare tutti i giorni, l’olio extravergine di oliva.
  • Zinco, che puoi consumare con manzo e agnello, crostacei ed ovviamente legumi come hummus, ceci, lenticchie e fagioli neri.

Più varia e colorata è la gamma di cibi che consumi, più e più potenti saranno le armi di difesa a tua disposizione.

I benefici dell’esposizione solare

Concludiamo in bellezza, come ti ho detto oggi sono allegro!

Il legame tra sole e tumore della pelle è indiscutibile ed è un pericolo reale, ma come sempre succede in medicina è la dose a fare il veleno.

A questo proposito diversi studi suggeriscono che prendere improvvisamente molto sole è decisamente più pericoloso di un’esposizione moderata, di buon senso e costante nel tempo, che come sappiamo è indispensabile tra l’altro per evitare una carenza di vitamina D.

Prendere un po’ di sole può anche aiutare a prevenire la depressione stagionale (SAD), senza contare che un’esposizione ragionevole è spesso il risultato di un’attività fisica svolta all’aria aperta, che sia corsa, bici o anche del semplice giardinaggio.

E poi diciamo la verità, dopo un anno di lavoro, a maggior ragione se svolto in lockdown, un po’ di sole ce lo meritiamo, ma dobbiamo essere abbastanza bravi e soprattutto lungimiranti a capire qualche precauzione presa adesso, anche se sembra inutile, può fare una differenza enorme sul lungo periodo, anche da un punto di vista prettamente estetico. Una super abbronzatura quest’anno vale davvero un aumento sostanziale delle rughe e del rischio di macchie senili?

Fonti e bibliografia

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